Mamme e under 35, del Sud o immigrate. Ecco le prime vittime da lockdown

Coronavirus, l’allarme di Progetto Donne e Futuro, “occupazione femminile penalizzata”. Madri part-time, colf e giovani del Mezzogiorno le più colpite

Donna, del Sud o immigrata, sotto i 35 anni, con un lavoro in nero o a tempo determinato. Per l’associazione Progetto Donne e Futuro fondata dieci anni fa dall’avvocato Cristina Rossello, deputata di Forza Italia, con l’obiettivo di accendere i riflettori sul contributo femminile all’economia, è facile immaginare l’identikit della vittima perfetta da lockdown: “L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) in un report dal titolo Donne al centro della battaglia contro COVID-19 ha cominciato a fare il conto dei danni che le inevitabili misure di contenimento stanno provocando all’economia con particolare riferimento all’occupazione femminile”, si legge nel report dell’Osservatorio sulle mamme che lavorano, costola del Progetto che ha appena lanciato una newsletter ricca di contributi per rimuovere ostacoli e favorire la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro. “In sintesi, le donne sono potenzialmente più esposte a difficoltà materiali associate alla ricaduta economica di Covid-19”.

COMMERCIO E TURISMO IN CRISI

L’Osservatorio fotografa la situazione dei settori che a breve saranno più colpiti dalla crisi: viaggi aerei, turismo, alloggio, ristorazione, attività al dettaglio in cui la presenza delle donne è preponderante: “Commercio e turismo occupano l’84,7 per cento delle donne più giovani e l’83,4 per cento di quelle dai 35 anni in su” (tra gli uomini tale percentuale scende rispettivamente al 60 per cento e al 59,3 per cento), per non parlare dell’industria dell’abbigliamento, dove le donne rappresentano “tre quarti degli occupati” in tutto il mondo, un’industria sofferente sia sul versante della domanda (chiusura negozi) che dell’offerta (chiusura fabbriche).

VULNERABILI E PENALIZZATE DA COVID-19

A fare le spese saranno soprattutto madri che già facevano fatica a conciliare necessità economica con l’impegno della cura dei bambini o dei familiari anziani, genitori single dipendenti da un solo reddito, donne migranti che lavoravano come domestiche o come badanti. “Ultimo ma non ultimo non possiamo dimenticare la penalizzazione economica che i contratti part time hanno sull’universo professionale femminile cui si aggiunge la diffusa difficoltà di base a poter usufruire di contratti di questo tipo. Le enormi differenze tra il ricorso al tempo determinato in Italia, dove si va dal 41,6 per cento tra le donne più giovani al Sud, e il 4,7-4,8 per cento tra quelle più anziane al Centro Nord, rendono già l’idea della grande disuguaglianza che ritroveremo nell’impatto della recessione post-coronavirus”.

UNA RETE DI SOSTEGNO

Se, come pare, Covid sta avendo un impatto infettivo più letale sugli uomini rispetto alle donne, dal punto di vista delle conseguenze economiche e occupazionali i ruoli potrebbero rovesciarsi: per questo il Progetto Donne e Futuro attraverso l’Osservatorio e la sua newsletter mira a diffondere dati e analisi che aiutino il dibattito e sollecitino risposte da parte di politica, imprese e istituzioni. La pandemia ingigantirà le disuguaglianze, serve una rete di sostegno per non abbandonare donne già alle prese con situazioni di fragilità e precarietà nell’abisso dell’indigenza.