Malaysia, «uso illegittimo del termine Allah» per indicare il Dio cristiano. Due arresti e 300 Bibbie sequestrate

I fermi presso la “Bible Society of Malaysia”. La polizia ha applicato alla lettera la legge approvata a ottobre, che vieta ai cristiani l’uso del termine Allah per indicare Dio, come avviene dal Seicento

Due uomini arrestati, 300 Bibbie sequestrate. Succede in Malaysia, nello stato di Selangor, dove ieri un’azione della polizia ha portato all’applicazione più dura della legge che ad ottobre tre giudici islamici dello Stato del sud-est asiatico avevano approvato, vietando l’uso della parola “Allah” per indicare il Dio cristiano. Se due mesi fa però la sentenza era arrivata solo per colpire le pubblicazioni del settimanale cattolico Herald ed era stato garantito dal primo ministro Razak che avrebbe lasciato esenti Bibbie e testi liturgici, il raid di ieri è stato rivolto contro la “Bible Society of Malaysia”, volto unicamente a colpire, come ammesso dagli agenti stessi, «l’uso illegittimo del termine Allah per i cristiani». Ad accompagnare i gendarmi, 20 uomini del Selangor Islamic Religious Department, cui però non è stato concesso di entrare nella struttura (ieri chiusa), attendendo gli agenti all’esterno.

QUELLA PAROLA È USATA DA 400 ANNI. I volumi provenivano dall’Indonesia, terra che con la Malaysia condivide la lingua Bahasha, e sono diventati l’emblema di una battaglia linguistica piccola ma significativa. È da più di 400 anni, infatti, che la parola Allah è usata nei testi cristiani per indicare Dio, come per altro dimostrato da un dizionario malese-latino pubblicato a Roma nel 1631 e ristampato dalla Chiesa locale solo due anni fa per ribadire questa storia e tradizione. Un “appropriazione” che però ai musulmani non piace: a Kuala Lumpur sono in grande maggioranza (circa il 60%) e reggono il potere grazie alla legge sharia. Negli ultimi anni si sono fatti sentire, affinché quel termine venisse scritto solo nei testi islamici. Il più preso di mira è stato appunto il settimanale Herald, minacciato e citato in giudizio: nel 2009 fu il Ministero dell’Interno ad annunciare che il giornale avrebbe chiuso se non avesse smesso di scrivere quella parola. All’inizio, l’Alta corte di Kuala Lumpur aveva dato ragione all’Herlad, con una decisione che però è stata cambiata appunto lo scorso ottobre: «Il del termine Allah non è parte integrante della fede cristiana. L’uso di queste parole potrebbe causare confusione nella comunità».