Mai scherzare con gli italiani in Svizzera. Che sono sì italiani, ma pignoli pignoli pignoli

A Zurigo per la campagna per il Sì, la Boschi urla come la supplente esasperata. Ma niente, gli aspiranti elvetici la contestano la riforma punto per punto. Fatica boja

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Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Ora voi direte che sono indietro come la coda del “gosino”, che poi sarebbe il maiale nel vernacolo di Parma, che mutuò il lessema dallo spagnolo “cochino”, visto che i Farnese imperversarono nel nostro beneamato ducato. E il codino a cavatappi, si sa, trovasi a ore sei, nella devota bestiola. Eh sì, perché per uno all’antica come il sottoscritto, un toscano in Svizzera ci può stare solo in quanto anarchico rifugiato. E perché se no? Maremma majala! «Addio Lugano bella/ o dolce terra pia/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via»: la scrisse l’avvocato anarchico messinese – ma figlio di toscani – Pietro Gori, nel 1895 in Svizzera, dove riparò dopo l’ammazzatina del presidente francese Sadi Carnot, ucciso dall’anarchico Sante Caserio, di cui Gori era amico e difensore. E la polizia del Crispi sapeva fare due più due.

Così, l’altro giorno, quando ho visto la toscanissima ministra Boschi a Zurigo mi son detto: vuoi vedere che ha abbracciato la bandiera nera dell’anarchia! Avrà mica pugnalato anche lei qualche presidente? Così bella e figlia di Maria. Sotto, sotto, eh! Invece no, il mio istinto da questurino si sbagliava: era a Zurigo per far campagna per il Sì al referendum presso i cittadini italiani colà residenti. Se non che ce n’è venuta fuori una gamba, perché gli italiani che han trovato quel po’ di meritata soddisfazione professionale in Svizzera, son sì italiani, ma – ve l’assicuro, ne conosco alquanti – un po’ per il meteo, che non è proprio quello di Mergellina, un po’ per il clima culturale calvinista, sono pignoli, pignoli, pignoli. Per cui, ve lo giuro, ho visto il filmato, la nostra era lì brava e insperatamente bella come la supplente di matematica al liceo, che cercava di spiegare tutta la faccenda con una pazienza da santa, proprio come ce l’ha spiegata a noi, che la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa, ma niente.

Noi non dovevamo personalizzare, dice la Boschi. L’avete fatto, le ribattono subito i precisini dal pubblico. Sono mesi e mesi che lo diciamo, dice: al che viene travolta dallo sdegno di questi italiani, che l’etica protestante di weberiana memoria ha mutato in amanti della coerenza. Fino a che la ministra esce letteralmente di brocca urlando come la supplente esasperata. Interviene persino il bidello: ragazzi state calmi. Si ricompone, training autogeno, ma gli aspiranti elvetici contestano punto per punto, dalla complicazione dei quesiti alla riforma dell’agricoltura. Fatica boja. «Addio Zurigo bella/ o dolce terra pia/ scacciata senza colpa/ l’Elena va via».

Comunque non è mica detto che non ci tocchi noi di scappare in Svizzera il 5 dicembre.

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