Macchie di gelato sulla giacca di Prodi

Un’indagine della Procura di Salerno rischia di mettere nei guai Romano Prodi: al centro dell’inchiesta la privatizzazione della Italgel

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Troppo impegnati a preparare i peana per l’incoronazione dell’imperatore Romano, com’era prevedibile promosso a pieni voti insieme alla sua Commissione dal Parlamento europeo, i media italiani hanno completamente ignorato le nuove rivelazioni sui guai giudiziari italiani di Prodi, ancora una volta approdate sulle rive del Tamigi anzichè, come sarebbe nella natura delle cose, sulle pagine di qualche settimanale o quotidiano della penisola. Il 14 e il 15 settembre scorso, immediata vigilia del voto di fiducia dell’europarlamento, il Daily Telegraph ha sferrato un altro colpo basso al neo-presidente della Commissione europea: secondo il quotidiano britannico Prodi starebbe per essere rinviato a giudizio a causa di un’inchiesta della Procura di Salerno sulla privatizzazione della Italgel quando era presidente dell’Iri, mentre altri nuvoloni si addenserebbero su di lui nel contesto della grande indagine sull’Alta Velocità che a suo tempo portò in carcere Lorenzo Necci.

Meno nota di quella riguardante la Cirio-Bertolli-De Rica (Cdb), la privatizzazione dell’Italgel (società Iri gigante dei gelati) sollevò anch’essa polemiche nel ’93. Affidata alla Wasserstein & Perrella, la banca di affari che poi curò anche la vendita della Cdb, la cessione della Italgel portò nelle casse dell’Iri molti meno quattrini di quelli che si sarebbero potuti sperare. Un deputato in particolare si segnalò per le sue pepate interrogazioni sulla questione: Antonio Parlato di AN, futuro sottosegretario al Bilancio del governo Berlusconi: “Ingiustificatamente, -tuona Parlato- dopo una prima valutazione per mille miliardi, la Wasserstein & Perrella aveva poi indicato come base minima per porre in vendita la Italgel l’importo di 750 miliardi, valutazione fatta propria anche dal Consiglio di Borsa. L’Italgel è stata invece svenduta, con gravissimo danno allo Stato e quindi al pubblico interesse, per soli 437 miliardi alla Nestlé, e cioè a sole 1.550 lire per azione, a fronte di almeno 1.650 valutate dal Consiglio di Borsa”. Il Daily Telegraph insinua che l’ulteriore revisione al ribasso sia stata raccomandata dallo stesso Prodi attraverso un’altra mediatrice dell’affare, la finanziaria Pasfin. “Gli investigatori vogliono sapere -scrive Ambrose Evans-Pritchard- perché Pasfin ridusse la sua valutazione della compagnia di 70 miliardi il 29 luglio 1993, con ciò venendo incontro all’offerta della Nestlé, immediatamente dopo aver ricevuto un fax dall’ufficio di Prodi”.

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