Ma per stare in Europa, l’Italia deve adottare l’agenda gay?

Il ministro Elsa Fornero e uno strano convegno in cui si teorizza che i bambini vadano educati sin da piccoli a comprendere la normalità dei diversi orientamenti sessuali. L’obiettivo è quello di mettere in cantiere una legge sull’“omofobia”, sulla falsariga di quella inglese?

Elsa Fornero, ministro del Welfare (con delega alle Pari Opportunità), giovedì 16 febbraio, ha organizzato con l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) un convegno nella sala della presidenza del Consiglio dei ministri. Solo qualche quotidiano e i siti cattolici labussolaquotidiana.it e culturacattolica.it hanno dato un certo rilievo all’evento. 
Presenti al convegno, oltre al ministro e a Massimiliano Monnanni, direttore dell’Unar, anche il senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione dei diritti umani del Senato, Diego Brasioli, presidente del Comitato interministeriale dei diritti umani del ministero degli Affari Esteri, e Filomena Fotia, delegata dal ministero dell’Istruzione. Ma la lista non finisce qui. I rappresentanti presenti al summit erano anche europei: Ralf-René Weingaertner, direttore del Directorate of Human Rights and Antidiscrimination del Consiglio d’Europa, un rappresentante dell’Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti discriminatori. Con loro poi c’era una lista infinita di associazioni Lgbt.

Idea di sottofondo dell’incontro: i bambini vanno educati sin da piccoli a comprendere la normalità dei diversi orientamenti sessuali (il ministro ha ribadito l’idea più volte). Non solo, secondo i partecipanti gli omosessuali dovrebbero godere di maggiori protezioni nel mercato del lavoro e sul piano dei diritti. L’obiettivo è quello di mettere in cantiere una legge sull’“omofobia”, sulla falsariga di quella inglese.

Che questo sia il prezzo da pagare perché l’Italia possa tirare il fiato, sottoposta com’è al pressing dei mercati finanziari, non l’ha nascosto nessuno. Anzi. Il presidente dell’Unar ha introdotto il convegno così: «L’Italia è il primo paese dell’Unione Europea ad aderire al programma del Consiglio d’Europa che mira ad offrire assistenza finanziaria e tecnica agli Stati membri del Consiglio d’Europa nell’implementazione di politiche di contrasto alla discriminazione nei confronti delle persone Lgbt».