«M5S? Sono la casta degli anticasta». Parola di grillino della prima ora

Intervista a Marco Canestrari, ex braccio destro di Grillo e Casaleggio, oggi deluso. «Assistiamo a una guerra per bande»

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Per tutti è l’ex braccio destro di Grillo e Casaleggio, per anni si è occupato del blog del comico genovese e di curare, per conto della Casaleggio Associati, i rapporti con i MeetUp. Oggi Marco Canestrari vive a Londra, fa il programmatore informatico ed è ben contento di trovarsi «lontano anni luce» dalla «casta degli anticasta» sulla quale, anticipa a tempi.it, tutto quello che ha da dire verrà presto raccontato in un libro. Il suo è il punto di vista di un grillino della prima ora, che credeva in un progetto e che ora si sente tradito. «Sono stato per anni l’uomo che seguiva Beppe Grillo ovunque, dal colloquio con l’ambasciatore tedesco a quello con il presidente del Senato. Ho lavorato anni alla Casaleggio accanto a Gianroberto, ero il suo inviato agli incontri nazionali dei meet up, la cinghia di trasmissione tra loro, le cellule originarie del Movimento, e lui. Solo io e altre due persone sappiamo davvero cosa volessero Roberto e Beppe». Così disse in una intervista alla Stampa in aprile quando usò parole molto esplicite («sono il nuovo oscurantismo») per esprimere il proprio scoramento a proposito delle iniziative politiche del cosiddetto direttorio.

Canestrari, che ne pensa del bailamme romano? È sorpreso?
Per nulla: alla Stampa avevo previsto che dopo le elezioni sarebbe scoppiata una guerra per bande, ed è puntualmente accaduto.

Lei cosa ha capito del caso Raggi-Muraro? E della posizione di Di Maio?
Roma e la Muraro sono, al momento, il campo di battaglia di questa guerra per bande dentro il M5S. Su Di Maio, umanamente mi spiace che abbia problemi di comprensione dei testi scritti, come lui stesso ha dichiarato. Ho il sospetto che possa rappresentare un problema nella corsa verso Palazzo Chigi.

I principi non negoziabili del movimento sono: legalità, onestà, trasparenza. C’è stata una mutazione genetica? Come era nato e cosa è diventato il M5S?
La mutazione c’è stata nel 2014, quando si è istituito il direttorio. Come e perché lo sto scrivendo in un libro.

Non era inevitabile il testacoda per un movimento che ha il dogma del “non partito”, orgoglioso del proprio digiuno politico?
Non era inevitabile: chi ha scalato il MoVimento ha deciso di farlo diventare ciò che è oggi, per ambizioni personali. Ciò che forse era inevitabile è che il M5S diventasse così facilmente – e pericolosamente – scalabile, da dentro e da fuori.

Intanto sul blog di Beppe Grillo (che ha fatto una piccola autocritica: «Qualche cazzata, qualche cazzatina, la facciamo anche noi…») ci si divide tra chi accusa il M5S di comportarsi come i vecchi partiti e chi ritiene tutto un complotto. Sui social spopola l’hashtag #RAGGIrati che alimenta il coro delle opposizioni nei confronti del mandato Raggi. Che ne è di quell’ampia investitura popolare?
È stata palesemente tradita. Gianroberto Casaleggio usava dire: «Un dubbio, nessun dubbio», cioè alla prima cazzata sei fuori senza appello. In questa vicenda è evidente l’atteggiamento ridicolmente autoassolutorio.

Per tanti anni lei si è occupato del blog di Beppe Grillo per conto della società che oggi presiede la comunicazione del MoVimento 5 Stelle. Fa ancora vita da grillino?
Faccio il mio lavoro di sviluppatore web e mi interesso, dall’estero, delle vicende italiane, ben felice di essere lontano anni luce da quelle persone.

Definisca il “grillismo” oggi.
La casta degli anticasta.

Foto Ansa

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