M5s, dov’è la svolta garantista? È sempre uno (Grillo) che decide per tutti

Ora, in alcuni casi, sarà valutata la “gravità” dell’avviso di garanzia. È chiaro che la “svolta” sia da collegare con le vicende di Roma e del sindaco Raggi

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Indicare una svolta garantista nel Movimento cinque stelle di Beppe Grillo è una barzelletta. Al massimo, come ha titolato l’Huffington Post, si può parlare di “garantismo dalle mani libere”. O, più efficacemente, tradurre il nuovo codice di comportamento, che oggi sarà votato on line dagli iscritti, con un “decido io” (dove “io” sta per Beppe Grillo).

Se si vanno a leggere i sei punti sottoposti al voto, ci si accorge che di cultura garantista c’è ben poco. Certo, rispetto all’immagine che il M5S ha sempre cercato di dare di sé (il partito degli onesti che non fa sconti alla casta), è una novità il fatto che si specifichi che «la ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso». Se fino a ieri, per essere messi ai margini del Movimento, bastava che sui giornali apparisse l’annuncio di una qualche indagine, ora pare trapelare una qualche cautela.

Così pare. Ma poiché nessuno è fesso, è chiaro che tale “svolta” sia da collegare con quanto accaduto a Roma e a quanto, come raccontano ormai da settimane i quotidiani, potrebbe accadere a breve al sindaco Virginia Raggi. Per il resto, il codice concentra tutte le decisioni nella mani del garante, al Collegio dei probiviri e al Comitato d’appello. Che è un modo carino per dire che nel partito dell'”uno vale uno” c’è un uno che decide per tutti.

Foto Ansa

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