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L’unico vero piano Marshall per l’Africa si chiama “adozione a distanza”

giugno 8, 2018 Caterina Giojelli

Mentre la politica cincischia, Ai.Bi. chiama alla cooperazione famigliare e popolare. Intervista al presidente Marco Griffini: «Proteggiamo la famiglia anche nel continente africano».

«C’è solo un modo per poter cambiare concretamente il destino di migliaia di bambini e famiglie africani in difficoltà: si chiama adozione a distanza», spiega a tempi.it Marco Griffini, presidente di Ai.Bi., Associazione Amici dei Bambini, dopo le ultime notizie relative allo sfruttamento dei migranti e del caporalato straniero in Italia. «Dobbiamo riuscire a proteggere la famiglia anche nel continente africano e il diritto di ogni bambino a crescere all’interno di un nucleo familiare porta proprio verso l’adozione a distanza. Un mezzo alla portata di tutti: non richiede manovre di bilancio o strategie governative, ciascuno può fare concretamente qualcosa e diventare, soprattutto in un periodo come questo, protagonista degli interventi realizzati grazie a un sostegno continuativo, che permette un piano di vita e accompagnamento del minore e della famiglia». È il bello della cooperazione famigliare e popolare, come la chiama Griffini, che ancora crede nella cultura del dono.

PIANO MARSHALL. Il nostro paese vanta una sorta di primato dell’accoglienza famigliare, lo ha spiegato bene Luciano Moia su Avvenire: dal 2004 al 2016 le adozioni sono calate quasi dell’80 per cento a livello mondiale, eppure non sono scomparsi i bambini da adottare, anzi, aumentano drammaticamente. L’ultimo dato Unicef parla di circa 120 milioni di minori senza famiglia in tutto il mondo, ma «al momento continuiamo ad essere orfani di un coordinamento da parte delle istituzioni. Tutti continuano a parlare di piani Africa, piani Marshall, piani di sviluppo e miliardi all’Africa, pochi del paradosso che vede migliaia di famiglie disponibili ad accogliere milioni di bambini abbandonati. Oggi l’adozione internazionale è diventata la cosa più difficile, la chimera da raggiungere. A livello europeo non è ancora diventato un tema degli Stati e in attesa di vedere cosa farà il governo dobbiamo muoverci noi». Per questo Ai.Bi. ha rilanciato l’iniziativa #AfricainFamiglia per l’adozione a distanza dei bambini abbandonati nel continente africano. Quattro, in particolare, i paesi in cui opera l’associazione da anni per offrire risposte e aiuto a chi accoglie e fa crescere questi orfani: i dati sono impressionanti.

MIGLIAIA NEL BISOGNO. In Kenya, da 1,4 milioni di minorenni fuori famiglia del 1998 si è passati a 2,4 milioni del 2014, con 443 mila orfani di entrambi i genitori a causa dell’Aids: di questi, 200 mila minori vivono in istituti e centri di accoglienza come quelli di Ai.Bi, dove 700 bimbi attendono ancora di essere adottati a distanza.
In Ghana oltre 4 mila bambini vivono in orfanotrofi, che nel 94 per cento dei casi operano illegalmente, con abusi e maltrattamenti: da quando è arrivata nel 2011, Ai.Bi supporta 64 bambini, sostenendo le loro 54 famiglie poverissime.

STIME IN CRESCITA. In Marocco non esistono dati ufficiali sull’abbandono dei minori, solo stime: si calcolano 70 mila bambini fuori famiglia, in crescita di oltre il 20 per cento ogni anno. Le statistiche fornite da associazioni della società civile, come Insaf, stimano infatti 24 bambini abbandonati ogni giorno (oltre 8.500 all’anno): qui 482 su 717 minori accolti nei cinque centri di accoglienza di Ai.Bi. stanno aspettando un sostegno a distanza.

I “BAMBINI STREGONI”. E veniamo alla Repubblica Democratica del Congo, il paese bambino, una popolazione di 73,5 milioni di abitanti, il 55 per cento dei quali con meno di 18 anni. Qui, spiegano da Ai.Bi, che coopera per sostenere quanti più bimbi tra gli 89 ospitati nel centro Fed, orfani o in condizione di gravissima vulnerabilità sociale, i conflitti succedutisi nel 1996 e nel 2003 hanno prodotto sfracelli sull’integrità familiare, con 23 mila minori abbandonati dalle famiglie che vivono ai margini della società, «considerati “bambini stregoni” portatori di sventura e per questo stuprati e uccisi se non accolti in tempo negli orfanotrofi del paese».

Tutte le informazioni sull’adozione a distanza e le attività del progetto #AfricainFamiglia, soprattutto le storie dei piccoli e delle strutture che accolgono ad oggi quasi 1.800 bimbi e adolescenti da zero a 20 anni sostenute da Ai.Bi., sono disponibili sul sito web dell’Associazione.

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