Lunga vita per il Nuovo Millennio

Viva il corpo

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Nonostante tutto (malasanità, riforma della sanità, stress, inquinamento, Aids, neoplasie…) e al di là di tutti i nostri timori, l’aspettativa di vita e, ciò che è più importante, la vita media sono sempre maggiori e sono destinate ad aumentare ancora di più nei prossimi anni. Nel 2000 avere 75 o 80 anni, età considerata “veneranda” solo alcune decadi fa, sarà del tutto normale.

A questo dato, frutto in larga misura delle scoperte scientifiche che fanno del nostro un secolo fondamentale per la medicina, fa da contraltare il fatto indiscutibile che l’età è il più importante fattore di rischio di numerose patologie, spesso gravate non solo da costi sociali estremamente elevati, ma anche dalla perdita di autonomia della persona e quindi da una riduzione sensibile della qualità della vita dell’individuo, per le quali ancora poco possiamo fare sia da un punto di vista terapeutico che preventivo. Nel nuovo millennio, ci si ammalerà ancora di neoplasie, ma saranno percentualmente prevalenti le malattie croniche a carico del sistema nervoso centrale, demenze e parkinsoniani in particolare, mentre si morirà, non solo, ma soprattutto di infarto e ictus. E a questo proposito, soprattutto a vantaggio di coloro che nelle prime decadi del 2000 varcheranno la soglia dell’età a rischio maggiore, ovvero si avvicineranno ai 70 anni, è opportuno ricordare che alcune “armi” sono utilizzabili fin d’ora. L’affronto della patologia cerebro e cardio vascolare si fonda infatti sulla prevenzione e sul trattamento di quelli che vengono definiti “fattori di rischio” (ipertensione, fumo di sigaretta, dislipidemia, sovrappeso…) e richiede, d’altra parte, la volontà da parte del “soggetto a rischio” di collaborare con il medico. Molti ancora, peraltro, gli aspetti a noi ignoti e alla base dell’elevata mortalità cardiovascolare. Tra questi vi sono, da un lato le complesse interrelazioni genetiche, ambientali e comportamentali che giustificano l’aumentata incidenza della patologia proprio nell’età più avanzata e dall’altro i meccanismi alla base di situazioni “anomale” quali l’ipertensione arteriosa, o dell’entità del beneficio ottenibile con terapie appropriate, spesso diverse tra paziente e paziente.

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