Lotta gastronomica e un brindisi a Sofri

Il bicchiere. Enogastronomia politica

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Questa estate si è scatenata una polemica sulla Stampa per via dei panini surgelati nel bar di un paese turistico che dovrebbe ospitare i campioni delle Olimpiadi del 2006. Avete presente quando ci si sente marziani? Non chiedevo nulla di strano: solo un panino col pane fresco. Macché, tutti col pane da scongelare dopo averlo infarcito di un mediocre prosciutto. Ho scritto allora che sognavo di cenare con del pane cotto nel forno a legna in giornata, magari con un paio di acciughe al verde. Apriti cielo! Un barista di Sauze D’Oulx ha detto che agli inglesi va bene così e che di microonde ne aveva ben tre. Se agli italiani non andava bene, avevano solo da prendere ed andare in un altro bar. Certo lo abbiamo fatto, per trovarci a spendere 1000 lire per un bicchiere d’acqua frizzante. Non vi sembra che i baristi guadagnino troppo, a volte, senza dare in cambio della qualità? L’eccezione, oggi, è la normalità di ieri, in nome di un profitto meschino che si nutre all’ombra dell’omologazione. Un lettore ha scritto che questo è fondamentalismo gastronomico. Può darsi, come può darsi che sia un deviato sociale chi non accetta di restare schiacciato su Coca Cola e panini ciuf ciuf. E poi con quale criterio la Coca Cola costa 5mila lire la lattina, oppure 2.500? Probabilmente perché non si lamenta nessuno, abituato com’è ad essere orfano, qui in Italia, di associazioni dei consumatori capaci di difendere veramente i propri soci. Il bicchiere di vino lo voglio dedicare a chi non si arrende, a chi non vuole sedersi, mai. Lo dedico ad Adriano Sofri, contro la pigrizia mentale di chi, con la stessa superficialità con cui sceglie un hamburger, ha dichiarato “che non dimentica”, ergendosi al ruolo di giudice, non richiesto. Se poi pensiamo che tutto questo lo ha dichiarato facendosi portavoce di un incontro annuale… per “l’amicizia”…. Cin cin con il bianco dei Colli Maceratesi Villa Forano, del cavalier Lucangeli. Un bianco di buona persistenza che sa di ananas e sambuco. Sa di freschezza. La stessa che vorremmo sentire uscire dalla bocca di tanti decani del giornalismo, troppo adulti fin dalla nascita, troppi pigri per perdonare.

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