L’Ospite/Gian Paolo Gualaccini*

Che ne è della sussidiarietà?

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Un anno e mezzo fa la Compagnia delle Opere insieme al Forum del 3° settore propose una petizione popolare con la quale veniva chiesto il riconoscimento e l’inserimento, nel testo della nuova Costituzione italiana, del principio di sussidiarietà in tutta la sua ampiezza, cioè nella sua dimensione “verticale” (ripartizione e decentramento delle competenze degli organi statali), ma anche in quella “orizzontale” (attinente al rapporto tra cittadini e loro formazioni sociali e Stato). In relazione a questo si domandava anche che venisse esplicitamente disposto che, nell’esercizio delle proprie funzioni, Comuni, Province e Regioni riconoscessero e valorizzassero gli interventi autonomi dei cittadini e delle loro formazioni sociali. Quella petizione, sottoscritta da oltre un milione di cittadini, veniva presentata il 2 dicembre del 1998 al Presidente della Camera on. Luciano Violante portando di fatto, all’interno della discussione politica nazionale, la questione del principio di sussidiarietà. Da allora associazioni, partiti e istituzioni più volte si sono dichiarati favorevoli alla realizzazione di una vera sussidiarietà. Lo stesso on. Luciano Violante ha auspicato il “passaggio definitivo dallo Stato programmatore che aveva l’ambizione di definire il destino di tutti i cittadini, allo Stato incentivante che pone le condizioni perché i cittadini possano costruire da soli il proprio futuro”. Nonostante queste dichiarazioni solo oggi, a distanza di un anno, quell’iniziativa raccoglie i suoi primi frutti legislativi con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge 265/99, che regola i rapporti tra Comuni, Province e enti locali in materia di autonomia e ordinamenti. Due gli articoli che a nostro avviso devono essere sottolineati. Nella prima parte la legge, dopo aver riconosciuto che “Comuni e Province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della Regione secondo il principio di sussidiarietà”, pone l’accento sul fatto che questi enti locali “sono chiamati a svolgere le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dall’autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali” (è una versione seppur molto ambigua del principio di sussidiarietà orizzontale). Più interessante ancora è però il secondo comma dell’articolo 1 che prevede che Comuni e Province adeguino i propri statuti ai nuovi principi contenuti nella legge stessa. L’iniziativa passa quindi in mano agli amministratori locali chiamati ad affermare esplicitamente nei propri Statuti il principio di sussidiarietà. Senza questa azione infatti una importante e senz’altro positiva affermazione giuridica, che la legge 265/99 contiene, rischia di restare lettera morta. La 265/99 rappresenta quindi la prima possibilità concreta, dopo il processo riformatorio avviato con i provvedimenti firmati da Bassanini, di inserire all’ interno degli statuti di Comuni e Province il principio di sussidiarietà nella sua accezione “orizzontale”, cioè nella forma in cui si privilegiano le iniziative dei cittadini e delle formazioni sociali che ne sono espressione, nella realizzazione di servizi di pubblica utilità. Alcune amministrazioni comunali e provinciali stanno già lavorando per l’introduzione del principio nei propri statuti, ma la sfida che si apre con la pubblicazione della 265/99 riguarda tutti. Ormai le dichiarazioni di principio non sono più sufficienti, è giunto il momento di passare ai fatti.

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