Lo spirito soffia dove vuole, da Paullo al Delta del Nilo

Come è nata la collaborazione tra una cooperativa sociale italiana e il vescovo copto ortodosso di Tanta. «Siamo qui per imparare l’amore che pervade queste opere»

Quanta gente ha varcato quelle soglie: disabili psichici e psico-fisici, svantaggiati di ogni tipo, educatori e volontari, tecnici e professionisti, benefattori e amministratori; dirigenti bancari, imprenditori, psicologi. Mai però era successo, in trent’anni di storia e nelle tre diverse sedi di Vaiano frazione di Merlino e di Paullo dove in successione l’opera si è sviluppata, che a mettere piede nell’officina di assemblaggio di componenti meccaniche o nei locali della stireria sociale, nelle ordinate stanze della comunità alloggio o fra i filari di pomodoro dell’orto fosse un vescovo copto egiziano e poi, per quattro settimane di fila, due suore della sua diocesi nel Delta del Nilo.

Conoscere le esperienze italiane

Nel giro di un anno la cooperativa sociale Il Carro di Paullo, piccola città nella pianura che più pianura non si può all’incrocio fra le tre province di Milano, Lodi e Cremona, si è ritrovata a ricevere la visita prima di Anba Paula, il vescovo copto ortodosso di Tanta, la più popolosa città del delta del Nilo, e poi a ospitare, quasi un anno dopo, due suore della sua diocesi: suor Marina e suor Mary. Obiettivo delle due missioni: conoscere esperienze italiane di accoglienza, integrazione e valorizzazione attraverso il lavoro di disabili, al fine di avviare un’opera con le stesse caratteristiche in Egitto. Nel paese delle piramidi attualmente non esiste nulla di paragonabile alle comunità alloggio, ai centri diurni, alle attività educative e lavorative delle cooperative che riuniscono utenti e dipendenti sia normodotati che disabili, come è il caso de Il Carro. Tranne qualche piccola esperienza come quella del Centro sociale Gad el-Sid dei gesuiti a Minya, dove sono accolti per attività diurne bambini e adolescenti autistici e Down, in Egitto per chi ha quel genere di problemi ci sono solo due possibilità: rimanere in famiglia o finire in strutture organizzate come i nostri manicomi di un tempo.

L’attacco dell’Isis

Anba Paula è una personalità di rilievo della Chiesa copta ortodossa: è stato membro dell’Assemblea costituente del 2012, dalla quale si ritirò nel novembre di quell’anno insieme agli altri rappresentanti delle Chiese cristiane a causa delle eccessive influenze islamiste sulla stesura del testo della nuova costituzione, che non entrò mai in vigore. Avrebbe potuto essere fra le 30 vittime dell’attentato terroristico della domenica delle Palme del 2017, quando un attentatore suicida causò 30 morti e 78 feriti nella chiesa di san Marco a Tanta, dove spesso era lui a presiedere la Divina Liturgia domenicale: il suo scanno nei pressi dell’altare rimase completamente distrutto. A rivendicare l’attacco fu l’Isis.

Perché Il Carro?

Come e perché un personaggio importante della Chiesa copta egiziana si è recato in visita nel profondo della campagna lombarda, e fra le centinaia di opere e cooperative sociali che in Italia si occupano di disabili ha scelto proprio Il Carro, con i cui dirigenti non aveva alcun genere di rapporto in precedenza? Come può essere arrivato in Egitto l’eco delle imprese di una cooperativa attorno alla quale gravitano quasi 200 persone (83 dipendenti, 62 volontari, 11 ospiti delle comunità alloggio e 35 utenti del servizio diurno), insediata in una cittadina di 11 mila abitanti più una dependance in via del Conservatorio a Milano?

Certo, Il Carro ha convenzioni con 10 comuni e riceve commesse da 20 aziende, ha saputo superare momenti difficili e ha assorbito negli anni cooperative sociali di altre piccole località della Lombardia che non ce la facevano più. Un piccolo grande miracolo fra l’Adda e il Lambro, ma di questi miracoli di solito hanno contezza solo i media locali e chi ne ha beneficiato direttamente o indirettamente.

Il centro egiziano

Eppure il mistero non è difficile da sciogliere. La storia più o meno è andata così; ad Anba Paula viene in mente l’idea di creare un grande centro all’avanguardia per il sostegno e la valorizzazione dei disabili, consapevole che nella diocesi non esiste nulla del genere, e mette a parte del suo progetto il suo superiore, il Patriarca copto di Alessandria papa Tawadros. Questi contatta sacerdoti e vescovi copti in Italia perché gli segnalino realtà italiane di ispirazione cristiana che possano essere un modello e una fonte di know-how per quello che si vuole fare a Tanta.

Bisogna sapere che in Italia esistono due diocesi che dipendono dal Patriarca copto ortodosso di Alessandria, una con sede a Milano per il nord Italia e l’altra a Roma per il centro e il sud. Sulla diocesi milanese gravitano ben 35 mila copti egiziani per lo più residenti in Lombardia ma anche in Veneto e in Piemonte. Parte il tam tam fra vescovi, sacerdoti e laici, e in breve tempo il papa copto si trova in mano una lista di istituti e cooperative tutte del nord Italia meritevoli di essere attenzionate.

Passa la lista al vescovo di Tanta, e questi nell’ottobre 2018 visita in successione Il Carro di Paullo, Il Gabbiano di Cantù, l’Opera Don Guanella di Voghera, La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Il Mosaico di Lodi e speriamo di non averne dimenticata nessuna. Torna in patria con le idee chiare e commissiona a una società ingegneristica il progetto del centro.

Le due suore

L’iniziativa ha il permesso del governo, e il 25 giugno scorso, alla presenza del sindaco, del comandante della regione militare, del grande imam di Tanta e di tre parlamentari originari della regione viene posata la prima pietra. Sarà una costruzione prestigiosa, un edificio lungo un centinaio di metri e disposto su quattro piani, una vera e propria riproduzione dell’arca di Noè (il centro si chiamerà al Folk, appunto “l’arca” in arabo), e ospiterà una falegnameria, una sartoria, un centro musicale e un laboratorio per la lavorazione della cera, oltre ad ambulatori, mensa, lavanderia, un teatro, appartamenti per i residenti. Ci sarà posto per 64 ospiti nella comunità alloggio e altri 64 per utenti diurni. Gli ingenti costi (una cifra vicina ai 6 milioni di euro) verranno coperti dalle donazioni di benefattori dentro e fuori dell’Egitto, ma il vescovo è consapevole che la buona riuscita dell’iniziativa dipende principalmente dal fattore umano. Così ha reclutato 28 ragazze e ragazzi (22 femmine e 6 maschi) che da quest’estate per due anni seguiranno corsi di formazione di ogni genere all’interno dell’Egitto, soprattutto presso la Caritas al Cairo. E ha inviato in Italia le due suore alle quali ha intenzione di affidare importanti responsabilità all’interno dell’opera. Costoro hanno trascorso tutta l’estate in Italia, impegnate in stage quadrisettimanali presso le stesse cooperative sociali e istituti che il vescovo aveva visitato l’anno scorso.

I disabili sanno dare tanto

«Non siamo venute qua solo per apprendere aspetti organizzativi da riprodurre in Egitto, ma per incontrare l’anima dell’amore che pervade queste opere», ci dice con l’aiuto di due interpreti suor Mary, una trentenne originaria di Tanta che ha perso un cugino nell’attentato del 9 aprile 2017. Fu il martirio di quel familiare a convincere i genitori di Mary ad approvare la sua vocazione religiosa, che fino a quel momento avevano ostacolato perché si trattava della loro figlia unica. «Sotto questo aspetto, le cose che ci hanno colpito di più sono state scoprire che i disabili sono capaci di dare tanto, sia dal punto di vista del lavoro materiale che da quello affettivo; e che questo diventa possibile per il modo in cui i responsabili delle attività si rapportano con loro, cioè non si comportano come dei superiori, ma con l’umiltà di chi si mette al servizio delle altre persone».

L’esperienza della caritativa

Suor Marina è una cinquantenne originaria della provincia di Minya la cui famiglia si è trasferita al Cairo. Una famiglia legatissima alla Chiesa: suo nonno e suo padre erano sacerdoti diocesani, uno zio e una zia sono monaci. Sin da bambina Marina voleva essere suora, ma per vedere valorizzata la sua vocazione ha dovuto trasferirsi a Tanta, dove il vescovo ha accolto la sua richiesta, e lì lei ha cominciato a organizzare attività ricreative che riuniscono insieme gruppi di giovani normodotati e disabili: pranzi in parrocchia, gite, giochi, ecc. Curiosamente l’esperienza de Il Carro è nata proprio così, con la caritativa che alcuni giovani di Comunione e Liberazione hanno cominciato a fare nel 1978 per i portatori di handicap di Paullo e dintorni: si riunivano con loro la domenica pomeriggio presso l’oratorio della parrocchia e praticavano attività ricreative.

Vivere un servizio

«La cosa che colpisce di più è che il servizio è reso col cuore», dice dell’esperienza fatta. «Chi opera qui non lo concepisce come un lavoro, lo vive come un servizio. Poi l’altra cosa che colpisce sono la funzionalità e la vastità degli spazi per ogni tipo di attività». Sotto questo aspetto il centro al Folk non avrà nulla da invidiare a quello che gli egiziani hanno osservato in Italia. «Tutti i servizi saranno gratuiti, offerti dalla Chiesa», ci tengono a sottolineare le due suore. «Siamo molto lieti che suor Mary e suor Marina abbiano tratto profitto dal loro soggiorno presso di noi», commenta Andrea Villa, presidente della cooperativa sociale. «Non ci saremmo mai aspettati di diventare un punto di riferimento per la Chiesa in Egitto». Un’osservazione che ben riassume tutta la morale di questa storia: l’ecumenismo e la cooperazione fra le Chiese non sono il frutto di una programmazione o l’esito di dichiarazioni teologiche comuni (che pure sono necessarie); possono solo accadere come avvenimenti imprevisti, doni di grazia inattesi, incontri provocati dallo Spirito che soffia dove vuole, quando vuole.