Lo so chi è Mauro

L’assessore allo sport e giovani di Milano, ottimo condirettore
di Tempi e brillante protagonista della tribuna politica lombarda,
rientra dal “sonno” in cui si era messo causa dissenso con la linea motivatamente pacifista di questo giornale, per motivatamente
sostenere il nostro candidato a Strasburgo

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Ci sono temi che avranno grande importanza nella prossima legislatura europea. Non penso tanto a quelli collegati alla riforma istituzionale del ruolo del parlamento e alla sua connessione con le dimensioni più complesse e sofisticate dovute alla nascita della moneta unica. Vale a dire il tema generale, da tutti sottolineato, della costruzione di un’Europa come soggetto politico e di difesa credibile, in grado di dotarsi di una politica internazionale comune e quindi di non essere una sorta di succursale degli Stati Uniti. Soprattutto quando si tratta di affrontare grandi decisioni strategiche che si sviluppano sul territorio europeo comunitario e nell’area dei paesi ex comunisti.

Mi riferisco ai temi dello sviluppo economico, della giustizia e della libertà di educazione e di formazione. In questo senso, nell’area di Forza Italia vi sono candidati che, per storia personale, professionalità e per i movimenti di opinione che li sostengono, potranno meglio di altri rappresentare tali esigenze. Candidati che come Marcello Dell’Utri porteranno l’enorme tema dello stato di diritto nel vivo della politica europea; e candidati come Francesco Fiori, grande esperto delle politiche agricole, che potranno confrontarsi ad alto livello con uno dei nodi fondamentali dello sviluppo europeo.

Tuttavia ritengo la formazione e l’educazione il tema politico per eccellenza. In questo senso è importante che Mario Mauro porti nel parlamento europeo quel punto di vista sostenuto da milioni di famiglie, di cittadini e di ragazzi che sottolinea il valore della libertà di educazione non per rivendicare una nicchia per le scuole cattoliche come, spesso e volentieri, in modo malinteso, viene presentato da una certa vulgata giornalistica; ma piuttosto per garantire ai ragazzi una possibilità di scelta nel ciclo formativo non incanalabile nella sola realtà della scuola statale. Il che vuol dire portare a una dimensione europea e collegare i temi della libertà di formazione a ciò che grandi correnti di opinione, soprattutto in Francia, ma non solo, da tempo rendono evidente. E cioè che il monopolio della scuola statale sul medio periodo porta al disastro del ciclo formativo: come in tutti i monopolii, accade che tra logiche pansindacalistiche esasperate, egemonie culturali che si stratificano fino a diventare inscalfibili e sterili, capaci solo di ripetere punti di vista stantii e superati sulla storia, sul mondo, sulla vita e sulla memoria collettiva, infine vengono mortificate non solo la libera scelta delle famiglie e dei ragazzi, ma l’intera crescita civica e civile di un paese. Portare perciò questa battaglia, condotta da un cattolico di formazione popolare e liberale, in un contesto europeo emancipandola dalla semplicistica logica della difesa degli istituti cattolici, è una grande occasione. Lo dice un laico convintissimo che, anzi, lega il nocciolo duro della sua formazione allo storicismo gramscian-crociano; ma che si rende conto che nel problema delle pari opportunità per tutti di scegliere un cammino formativo si colloca la riforma delle riforme. Siamo di fronte cioè a un tema che supera le scelte politiche e i percorsi parlamentari per determinare il futuro e la possibilità di crescita di un paese.

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