Tentar (un giudizio) non nuoce

L’identità di “Noi Moderati”

Di Raffaele Cattaneo
29 Novembre 2025
Scrivo queste righe immediatamente prima dell’apertura dell'assemblea nazionale del partito
Maurizio Lupi all'assemblea nazionale di Noi Moderati, Roma, 30 novembre 2024 (foto Ansa)
Maurizio Lupi all'assemblea nazionale di Noi Moderati, Roma, 30 novembre 2024 (foto Ansa)

Mentre questo articolo viene pubblicato, a Roma è in corso l’assemblea nazionale di Noi Moderati, intitolata “La forza della responsabilità”. Scrivo queste righe immediatamente prima dell’apertura dei lavori, con il desiderio di proporre un giudizio su ciò che debba qualificare un partito come Noi Moderati e su cosa significhi oggi definirsi moderati.

Il primo punto riguarda l’identità

Essere moderati non è sinonimo di essere deboli. Non è il rifugio di chi teme il conflitto o la responsabilità. Non significa annacquare la propria posizione o rinunciare alla forza delle idee. La moderazione chiede disciplina, misura, capacità di tenere ferme le proprie convinzioni senza trasformarle in un’arma contro l’altro. Vuol dire resistere alla polarizzazione che domina il dibattito pubblico, dove sembra contare solo chi alza la voce. La moderazione richiede solidità, capacità di costruire invece di demolire, di tenere insieme invece di dividere, di cercare una sintesi possibile senza rinunciare alla propria identità. È una scelta politica fondata sull’idea che il bene comune nasca dalla composizione delle differenze.

Questa identità si lega alla radice popolare di Noi Moderati, che non a caso porta nel simbolo il riferimento al PPE. Significa affondare le radici nella dottrina sociale della Chiesa e nelle esperienze laiche che hanno messo la persona al centro. Primato della società rispetto allo Stato, sussidiarietà, libertà come capacità di contribuire alla vita comune: sono questi i cardini di una cultura politica che cresce dal basso e riconosce il valore di ogni soggetto sociale.

È una cultura di cui l’Italia ha ancora bisogno, in un dibattito pubblico spesso schiacciato sulla contrapposizione permanente. Se vogliamo che questa identità non resti un principio astratto, deve tradursi in scelte concrete, in priorità capaci di incidere sulla vita delle persone. Per questo, oggi, i moderati sono chiamati a indicare con chiarezza alcuni punti decisivi.

1. La libertà di educazione

Il capitale umano è la vera ricchezza del Paese e farlo crescere significa rendere effettivo il diritto costituzionale alla libertà educativa. Servono sostegni adeguati alle scuole paritarie e un riconoscimento pieno del ruolo delle famiglie. Molti Paesi europei hanno sistemi realmente liberi. L’Italia invece paga ancora un’impostazione ideologica che ha impedito una legge di parità effettiva, proprio mentre l’inverno demografico rende questo passaggio ancora più decisivo.

2. L’abitare

Il diritto a una casa dignitosa è oggi negato a molti, soprattutto per ragioni economiche. Mancano proposte nuove che vadano oltre l’edilizia pubblica o modelli cooperativi ormai fermi. Si richiama spesso il social housing, ma servono strumenti concreti che permettano al ceto medio impoverito di accedere alla casa a condizioni sostenibili. Qui si gioca un pilastro del futuro.

3. Il lavoro

Negli ultimi anni si è confuso il lavoro con il reddito. Il lavoro è anche sostentamento, ma è soprattutto dignità. Il compito dello Stato non è moltiplicare forme di assistenza, ma creare condizioni in cui imprese e territori possano generare lavoro autentico. Vale per chi perde l’occupazione a cinquant’anni e per i giovani che non trovano sbocchi né salari adeguati. In un Paese in cui i salari reali sono fermi da vent’anni, le richieste di retribuzioni dignitose meritano ascolto.

4. La famiglia

Nascono un terzo dei bambini rispetto a cinquant’anni fa e aumentano i nuclei monofamiliari. Si indebolisce la cellula fondamentale della società, il primo luogo di socializzazione. Gli strumenti per chi vuole costruire una famiglia sono meno efficaci che in molti Paesi europei. Un partito che crede nel primato della società deve rimettere la famiglia al centro, nelle scelte che riguardano servizi, casa, lavoro e fiscalità.

Resta la collocazione internazionale dell’Italia. Viviamo in un contesto in cui avanzano le autocrazie e ritorna la logica del più forte. Noi Moderati è un partito europeista, erede di una tradizione che ha contribuito a costruire l’Europa. Oggi il compito è ancora più impegnativo. La pace richiede più forza della guerra, visione, stabilità, capacità di dialogo. Non è pacifismo ideologico, è realismo politico basato su difesa credibile, diplomazia efficace e soluzioni costruite attraverso il confronto.

La voce dei moderati deve essere quella che più di ogni altra sostiene la capacità di incontrare e parlare con tutti, nelle istituzioni e nello scenario internazionale. È questa la responsabilità che dobbiamo assumere oggi.

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