Libia, il governo chiede ai cattolici di «lasciare il paese». Vicario apostolico: «Sofferenza terribile»

Il paese è troppo instabile e il governo non riesce a garantire la sicurezza. Il commento di monsignor Martinelli: «Non pensavo che un giorno in Libia avremmo dovuto affrontare questa situazione»

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Il governo della Libia ha chiesto alla maggior parte delle comunità religiose cattoliche di andarsene dal paese perché non è più in grado di garantire la loro sicurezza. A darne notizia l’arcivescovo di Rabat (Marocco) Vincent Landel, presidente della Conferenza episcopale delle regioni del Nord Africa. I cristiani in Libia sono pochissimi, per lo più copti egiziani che lavorano nel paese. Esistono invece diverse congregazioni di religiosi e religiose che offrono il loro aiuto nell’ambito sanitario.

«SOFFERENZA TERRIBILE». Ha dichiarato monsignor Landel: «La mancanza di sicurezza che prevale in Libia ha avuto come conseguenza la richiesta da parte del governo che le comunità religiose, soprattutto quelle che lavorano nella sanità, lascino il paese». Il Vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli (nella foto), ha commentato così la richiesta: «Non pensavo che un giorno in Libia avremmo dovuto affrontare questa situazione. Ci hanno chiesto di andarcene ed è una sofferenza terribile. Anche se non comprendo il disegno di Dio, coi fratelli e sorelle che resteranno qui, cercheremo di mantenere viva la speranza».

CRISTIANI SOTTO ATTACCO. La Libia è in uno stato di completa confusione e instabilità. Due settimane fa il premier Ali Zeidan è stato sequestrato da gruppi armati e l’esercito è troppo debole per garantire la sicurezza nel paese. I cristiani nel paese sono continuo oggetto di attacchi: a fine settembre due cristiani sono stati uccisi da banditi dopo che hanno rifiutato di convertirsi all’islam. A marzo decine di copti sono stati arrestati a Bengasi, la roccaforte dei ribelli, accusati di proselitismo. Inoltre una chiesa è stata assaltata e incendiata a marzo e un’altra attaccata da uomini armati a febbraio. A inizio 2013, infine, diversi ordini religiosi hanno abbandonato i loro conventi, dopo 40 anni di missione.

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