Libia, Frattini: «Poche settimane alla fine della guerra è realistico» – Rassegna stampa/1

A Roma si è riunito il Gruppo di contatto per la Libia: 600 milioni di dollari per i ribelli ed elezioni municipali. Anche Hillary Clinton ha incontrato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha dichiarato sulla fine della guerra: «Poche settimane è un tempo realistico, abbiamo alcuni fattori che giocano a nostro favore». Berlusconi: «Non condividevo l’azione della coalizione»

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«Il tempo sta per scadere per il regime di Gheddafi che oggi è sulla difensiva, in un crescente isolamento internazionale». Ieri si è riunito a Roma il Gruppo di contatto per la Libia, che ha confermato la linea di Onu e Nato. “Pressione militare per salvare la popolazione in vista di un cessate il fuoco e due novità: un fondo di 600 milioni di dollari da Qatar e Kuwait per i ribelli; elezioni municipali – dove possibile – con l’assistenza dell’Onu dopo decenni di blackout della democrazia. (…) La riunione del Gruppo è preceduta da un vertice bilaterale tra Hillary Rodham Clinton e Franco Frattini” (Avvenire, p. 7).

“Il ministro è moderatamente ottimista. Nessuna data per la fine della missione italiana («L’Italia non ha intenzione di stabilire alcuna cronologia», rivelerà il ministro degli Esteri britannico Hague), ma azzarda un pronostico: «Poche settimane è un tempo realistico – dice il titolare della Farnesina – anche perché abbiamo alcuni fattori che giocano a nostro favore», tra cui l’incriminazione internazionale del rais, prevista per il 15 maggio: «Un ulteriore elemento di fortissima pressione che potrebbe indurre il regime a comprendere che è davvero finita»” (Avvenire, p. 7).

Frattini ha sottolineato «l’importanza di una soluzione politica. La pressione militare deve essere uno strumento per convincere il regime a cessare gli attacchi contro i civili». Il prossimo appuntamento del Gruppo di contatto è negli Emirati Arabi Uniti.

Intanto ieri, dopo un colloquio con Hillary Clinton, il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Anche io non condividevo quella che è stata l’azione della coalizione dei volenterosi. Solo che c’è stata una risoluzione Onu votata dalle commissioni congiunte Estreri e Difesa del parlamento, ed io sono dovuto andare a Parigi ed unirmi agli altri paesi perché il Parlamento aveva deciso».

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