Libertà educativa, una emergenza democratica

Non è una battaglia confessionale, ma di sostegno alla libertà di scelta così come avviene già in molti Stati europei. Risposta a Anna Monia Alfieri

La pressoché totale assenza di libertà di scelta educativa in Italia è un’emergenza democratica che bisogna affrontare con forza e urgenza. La politica non può far finta di nulla di fronte a un aspetto così preoccupante, che fa del nostro Paese la pecora nera dell’Europa, insieme alla Grecia. L’invito pertanto di suor Anna Monia Alfieri rivolto ai candidati alle elezioni europee a prendere posizione sul tema della libertà di educazione è per me un richiamo straordinario.

Trovo particolarmente significativo il fatto che Anna Monia Alfieri sgomberi completamente il campo da ogni tipo di impostazione confessionale o ideologica (elemento che continua a essere il vero freno per un libero dibattito sul tema nel nostro Paese). Non si parla qui, nemmeno lontanamente, di sostegno alla scuola cattolica o di elargizioni dello Stato alla Chiesa. Tutt’altro. Si tratta, attraverso la proposta di applicazione dei costi standard, di efficienza del sistema scolastico e di risparmi per lo Stato.

Il tutto applicando una rivoluzione fiscale che dovrebbe essere attuata in tanti altri settori e non solo in quello scolastico: il cittadino libero che usa i propri soldi e decide la modalità con cui usufruire dei servizi, e non il suddito che butta il proprio danaro nel calderone della finanza pubblica senza sapere in che modo e con quale oculatezza quei soldi vengono poi utilizzati. Il calcolo dei costi standard permette di quantificare quanto oggettivamente viene a costare l’esercizio del diritto allo studio, ed è giusto, oltre che sancito dalla Costituzione, che la famiglia sia libera di decidere come utilizzare quel denaro, cioè che tipo di educazione dare ai propri figli, all’interno del ventaglio delle proposte pubbliche, statali o non statali che siano.

D’altronde, la libera scelta educativa garantita anche economicamente, oltre ad essere un elemento di buon senso, è anche ciò che viene attuato in tutti gli altri Paesi d’Europa. Stati laicissimi, come la Francia e l’Olanda, garantiscono alti livelli di parità scolastica, senza poter essere nemmeno lontanamente criticati per sostegno indebito alla Chiesa cattolica. Solo noi italiani siamo schiavi, grazie a decenni di indegna propaganda culturale mistificatoria da parte della sinistra, di un anacronistico pregiudizio ideologico. Un pregiudizio che, per una stravagante eterogenesi dei fini, ha portato al fatto che l’Italia sia veramente un Paese classista, dove la libertà di scelta educativa è garantita solo ai ricchi, cioè a chi se la può “comprare” pagando la retta.

Vale infine la pena ricordare che tutti i più aggiornati studi in temi di efficacia dei sistemi scolastici (basti pensare ai lavori prodotti dall’Associazione TreeLLLe) chiariscono in maniera inequivocabile che il monopolio statale è uno dei fattori più limitanti per il miglioramento del sistema di istruzione di un Paese, mentre la libera concorrenza tra istituzioni scolastiche autonome, statali e non statali, accompagnata da un adeguato sistema di valutazione, porta a un miglioramento della qualità dell’istruzione a tutto vantaggio degli studenti e delle famiglie.

Sono concetti su cui mi batto da tempo, e che sono sempre stati al centro del mio impegno politico. Per questo motivo, ripeto, accolgo con grande favore l’invito di suor Anna Monia Alfieri ed esprimo con chiarezza la volontà di proseguire nel mio impegno affinché la libertà di educazione venga garantita nel nostro Paese, in accordo con quanto avviene in Europa e seguendo anche le indicazioni che la stessa Unione Europea ha più volte rivolto all’Italia. Il tutto a tutela di un diritto costituzionale oggi non attuato, e al fine di migliorare la qualità e l’efficienza del nostro sistema scolastico.

L’autore di questo articolo è candidato per le liste di Forza Italia alle elezioni europee del 26 maggio nella circoscrizione Nord Ovest.

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