La lezione dei nostri figli che ancora si aspettano tutto dalla scuola

Di Carlo Simone
15 Settembre 2026
Gli occhi di un bambino al primo giorno di prima elementare non possono non porci una domanda: facciamo bene noi genitori, che “già sappiamo”, a inoculare in loro il velenoso cinismo dell’Adultità, oppure hanno ragione loro a desiderare qualcosa di grande dalla vita?
Gli alunni della primaria Pestalozzi festeggiano il primo giorno di scuola e l’inaugurazione dell’istituto, riqualificato con fondi Pnrr, 14 settembre 2026 (foto Ansa)
Primo giorno di scuola a Torino, 14 settembre 2026 (foto Ansa)

Primo giorno di scuola. Se assommo quelli che ho vissuto da studente e quelli da insegnante, ormai ne conto parecchi. Ma quest’anno è diverso, poiché è il mio primo giorno di scuola da papà di una bambina che a sua volta affronta il proprio primo giorno di scuola. Insomma, a questo giro per me è un primo giorno di scuola al quadrato. E siccome è vero che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, la nota che sento imporsi in queste prime occasioni da genitore di figlia in età scolare è lo straordinario cinismo di noi adulti.

È un malanno che si coglie da molti sintomi: una battutina qua, una mancanza di rispetto là; la fretta, la mancanza di ascolto; e poi continue lamentele, pretese, finanche accuse di congiure, come se l’universo intero tramasse contro i propri pargoli, cioè contro sé stessi. Una riduzione, in sostanza, da parte di chi ormai ha deciso che la vita, per essere vissuta, va ridotta. Si badi che non traccio facili confini tra bianchi e neri, paritarie o statali, genitori o insegnanti: questa melma grigia è anche in me, s’attanaglia un po’ dappertutto e a chiunque come il Nulla della Storia Infinita.

Innocenza vs esperienza

Eppure, senza togliermi dal gruppo degli infangati, mi sono accorto di essere sporco. Devo ringraziare la mia bambina per questo. Mentre noi stiamo qua a contare i minuti di ritardo al lavoro e a criticare la preside o l’insegnante, in lei invece ammiro un’attesa enorme. Non ci sono molti esempi più chiari del fatto che abbiamo in noi il desiderio di infinito, quanto vedere gli occhi di un bambino al primo giorno di prima elementare. È un’attesa talmente grande e talmente innata, che non può che averla seminata nel cuore Dio.

Ogni goccia del nostro cinismo avvelena la terra del loro cuore, e non può che farmi porre una domanda: chi dei due ha ragione? Sono ingenui i bambini, e noi invece legittimamente propugniamo il Grigio Vangelo dell’Adultità poiché abbiamo visto un po’ di più? Per dirla con William Blake, Songs of Innocence and of Experience, e chiusa lì? Oppure hanno ragione loro, ed è giusto aspettarsi qualcosa di grande dalla vita, e dunque dalla scuola, che o è la porta della vita oppure non è niente? Astenersi ignavi.

Mano nella mano verso il Niente?

Io credo che ciascuno dovrebbe cogliere l’occasione del primo giorno di scuola per porsi questa domanda. Poi, benissimo, tutte le altre: le ferite strutturali della scuola, tra edifici fatiscenti, insegnanti inadatti, altri invece adattissimi ma sottopagati, e via dicendo; e le criticità che i genitori possono sollevare, poiché sono anch’essi soggetti coinvolti nel percorso scolastico, altro che. Ma innanzitutto, anche per orientare tutto quanto il resto, guardiamo i bambini senza nasconderci dietro la foglia di fico del nostro nichilismo.

Da genitore e da insegnante, non so come potrei condurre mia figlia per mano lungo una strada che penso condurre al Niente: e se mai mi ritrovassi così, pregherei Dio o chi per lui di farmi incontrare qualche altro viandante che mi mostri se c’è un altro sentiero. Lasciare il mio amore per mia figlia urlare nel vuoto, ecco come potrebbe essere la faccia dell’Inferno.

Perciò, buon primo giorno di scuola a tutti. Sperando che il prossimo anno scolastico almeno qualcuno dei bambini nel mondo che un primo giorno di scuola oggi non ce l’ha avuto, possa avercelo.

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