Lettere 43

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Pinocchietti, Radio radicale e un benvenuto al primogenito di un poeta albanese a Milano Caro direttore, leggendo un saggio critico di Alberto Asor Rosa (Cuore e Pinocchio, l’educazione dell’Italia postunitaria, in Storia della Letteratura Italiana, La Nuova Italia, Firenze 1972, pp. 383-387), ho notato delle affermazioni che mi sembrano un giudizio sull’Italia dell’Ottocento ma, ancor più, sull’Italia di oggi, perché mi pare che il nostro paese abbia – in questo momento – le caratteristiche di Pinocchio. “Un essere anomalo e informe, nato da un pezzo di legno quasi per caso dalle mani di un povero falegname e divenuto un burattino discolo e incostante, incapace di tenere fede ai propositi e per nulla cattivo, ma imprudente e persino malvagio per distrazione e superficialità (i “difetti nazionali” che da un paio di secoli venivano rimproverandoci in tutti i toni)” … “Collodi riuscirebbe in tal modo a offrire di scorcio un’immagine della realtà nazionale assai più complessa e profonda di quella che si incontra nella maggior parte dei romanzi seri e per adulti apparsi nello stesso periodo: il suo burattino – popolo – Italia, che matura attraverso il dolore e la sventura, pur senza mai rinunciare a contemplare nostalgicamente quella fase di passaggio tra ingenuità e coscienza che nessun individuo e nessun popolo vorrebbero mai varcare (anche se lo debbono), è in sostanza la più vera (con i suoi limiti incresciosi) tra le ricerche di identità nazionale, che l’Ottocento ci ha trasmesso”.

Queste righe mi sembrano una plausibile spiegazione dell’assurda congiuntura politica che stiamo attraversando: solo una grandissima distrazione e superficialità, oltre che una lunghissima e irrisolta fase di passaggio tra ingenuità e coscienza possono permettere che un fatto grave come l’affare Mitrokhin passi senza colpo ferire. Non ci resta che il Superenalotto che ci dà l’illusione del guadagno facile come gli zecchini sepolti nel campo dei miracoli. Ma se l’Italia è Pinocchio, chi saranno il gatto e la volpe? Cordiali saluti. Maria Clara Luciano, Arcore La somiglianza di D’alema a Pinocchio è, anche fisognomicamente, sempre più imbarazzante. Certo non è solo colpa sua se tra mille buone intenzioni, il suo governo non ha realizzato una sola buona azione (in materia di giustizia, scuola, lavoro, sanità, fisco) eccetto che imbavagliare per par condicio l’opposizione. Ed è forse suo malgrado, che l’attuale capo dell’esecutivo deve scontare l’ipocrisia con cui il D’Alema del ’93 (e a tutt’oggi larga parte del suo partito) si è consegnato mani e piedi al ricatto della magistratura con l’elmetto nel (vano) tentativo di tramandare ai posteri il mito di una “diversità” e “purezza” comunista; deve scontare l’opportunismo dello spezzatino misto dei suoi alleati di governo; deve chiudere gli occhi davanti all’arroganza di una clericale in gonnella; deve abbozzare davanti alle rivendicazioni del simpatico Mastella; deve andare avanti col lavoro di taglia e cuci richiesto a un governo di finta sinistra dalla grande industria e finanza di vera destra. La poltrona del povero D’Alema non dipende oramai che da quei gatti di Veltroni, Cofferati e Caselli: finché attorno al governo ci sarà quel soccorso rosso di sindacalisti, giornalisti e magistrati corrivi il governo durerà. La volpe ovviamente resta Prodi, il quale sa che la vendetta è un piatto che si consuma freddo. Intanto fa comodo a tutti che il volpino di Visco seguiti a indorare la pillola della moltiplicazione di tasse e balzelli. Poiché questa è l’unica vera risposta geniale data dal governo D’Alema (stampellato dal consenso sindacale, dai mass-media e da tutte le ridicole authority di cui si è circondato) al dilemma di come trascinare l’Italia al 2001, rispettando i parametri europei che impongono una drastica riduzione del deficit pubblico, evitando riforme necessarie ma – Schroeder docet – elettoralmente penalizzanti: tasse, privatizzazioni stile Enel, superenalotto e, annuncia ora il ministero delle Finanze, il Bingo (con una previsione di incassi annui di 3mila miliardi). Un paese normale.


Egregio direttore, andando al lavoro al mattino ascolto Radio radicale che trasmette le sedute della Camera e si sta svolgendo attualmente alla camera il dibattito sul ddl per il finanziamento dell’ospedale Umberto 1°. Se ne sentono delle belle e vi consiglio di seguirlo attentamente.

Per esempio nessuno sa che in quell’ospedale l’appalto per la pulizia è stato vinto da una società che puliva solo dal lunedi al venerdi. Il sabato e la domenica no!!!. Il deputato (credo della Lega) che ha fatto l’osservazione, ha giustamente detto: immaginiamo come si presenta il lunedi mattina quell’ospedale, e capiamo anche il perché di molte infezioni. Inoltre sembra che nel ddl sia prevista la non punibilità degli amministratori. Vi prego di verificare quanto sopra, perché ve lo riporto come l’ho sentito dalla seduta della Camera. Ma se si va a fondo credo che ne escano delle belle. Continuate così.

Giovanni Angioletti, Bonate Sopra (BG) Scusandoci per il ritardo, verificheremo, la Bindi soprattutto, almeno ce lo auguriamo, visto che ha varato una riforma sanitaria di stampo sovietico, solo per evitare che si diffonda in Italia l’efficiente e liberale modello della sanità lombarda. A parte la questione principale, ecco un bell’esempio di ottimo servizio pubblico reso da un privato, Radio Radicale, veramente “di tutto, di più” rispetto a quella Rai di Stato per la quale siamo pure obbligati a pagare il canone. Con i radicali si può dissentire su tutto, ma bisogna ammettere che senza di loro questo paese sarebbe più illiberale di quanto non sia. Non a caso giacobini e clericali li odiano, poiché l’esistenza stessa di un cavallo pazzo come Pannella o di un britannico come Taradash (che a buon conto fu l’unico a non votare la relazione dell’Antimafia che diede il via all’impeachment di Andreotti) ricorda loro quello spiacevole fattore umano che si chiama libertà. Ma i radicali non la usano per benino, tant’è che sono quelli che hanno voluto aborto e divorzio e che ora vorrebbero droghe libere e libertà di licenziamento? Il mondo è bello perché è vario, e comunque i san Benedetto e i sant’Agostino non stettero lì a perder tempo a dare addosso ai libertarissimi costumi greci e romani. Anzi, parlarono greco e latino, della paganità tramandarono, giudicandoli, filosofia, usi e costumi, cambiando il mondo, stando nel mondo, senza essere del mondo.


Sorridi con gli angeli Sorridi con gli angeli aggrappato al seno della mamma alla vita, bello.

Con l’anima candida come una nuvola come la neve.

Cosa hai visto? I tuoi angeli ti stanno salutando? Tu sai la loro lingua.

Muovi gambe e manine sorridi e fai l’occhiolino.

Sei tutto un mistero! Non è stata tua madre, non sono stato io a farti venire in questo mondo a dire la tua con i tuoi strilli, né l’ostetrica né il medico, affatto:
è Dio che ti benedice, figliolo, dall’alto.

Sono quegli angeli che ti hanno portato fin qui, alle braccia di tua madre in festa, davanti agli occhi di tuo padre che dalla gioia sta perdendo la testa.

Sorridi con gli angeli, piccolino caro, e il mondo ti sorrida tutto intero.

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