Lettera da New York. Cosa farà da grande Hillary Rodham Clinton?

Cartolina da New York

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“Cara, – ha sorriso Bill Clinton a sua moglie durante la loro breve vacanza in Messico – se proprio lo vuoi fare, allora devi essere in grado di rispondere, in un solo minuto, con precisione, alla mia domanda: perché ti vuoi candidare al senato newyorchese?”. Non sappiamo che cos’abbia risposto la first lady al marito, ma ai newyorchesi, che stanno ancora aspettando la sua candidatura ufficiale, tutte le mosse di Hillary appaiono come segnali inconfondibili: Hillary Rodham Clinton non solo intende trasferirsi a New York, ma vuole anche conquistare lo stato politicamente più difficile d’America, gettarsi nella campagna elettorale più velenosa d’America e sfidare, all’ultimo corral, il suo avversario repubblicano: il sindaco Rudolph Giuliani. Entrambi sanno che il seggio senatoriale di New York è un lasciapassare perfetto per la presidenza del 2004; ed entrambi non si fanno illusioni sulla crudeltà della loro campagna elettorale: già nei giorni scorsi si sono presi a graffi e morsi, lanciandosi i primi insulti davanti ai giornalisti che non aspettavano altro. Giuliani ha ripulito New York, ha aiutato Wall Street, è un repubblicano tutto sommato moderato, che rispetta l’aborto e i diritti dei gay. Hillary è una femminista che però ha vissuto all’ombra del marito, che ha accettato anni di compromessi matrimoniali, e viene da Chicago, da un Illinois che non regge al confronto con una New York dove anche Kennedy, con la sua parlata biascicata del Massachusetts, aveva fatto fatica a farsi amare. Ma Hillary non cede: ha già interpellato, alla Casa Bianca, un famoso consulente politico, Harold Ickes, figlio di quell’Ickes che molti anni fa aveva proposto a Eleanor Roosevelt di candidarsi al Senato; e se la Roosevelt non lo fece, la Clinton lo farà. Quali sono i segnali? E’ venuta a New York così tante volte da far insorgere molti americani, sicuri di pagare con le proprie tasse per queste scappatelle della First Lady, e ha fatto il giro di tutti i democratici, per sondare il terreno. E poi quest’estate intende riportare Bill alle Hamptons, luogo di vacanza dei newyorchesi ricchi, per cominciare a raccogliere voti e simpatie nelle belle ville sul mare. Dopotutto dei due Clinton adesso è lei l’unica ad avere un futuro politico, l’unica a piacere veramente alle donne: e quale fine migliore per il Sexygate che l’ascesa politica della moglie tradita, della Evita Peron degli americani, dell’ex sessantottina che ai tempi dell’università aveva dichiarato guerra agli status quo?La lotta Giuliani-Clinton rischia di oscurare, nel 2000, la corsa alla Casa Bianca di candidati poco interessanti e poco spettacolari come George W. Bush, Albert Gore o Bill Bradley. E rischia di diventare la corsa politica più costosa della storia di New York, (si parla di 80 miliardi di lire solo per Hillary), una lotta all’ultimo sangue tra un sindaco che non ha mai partecipato ad un’elezione statale e una donna che non ha mai partecipato a nessuna elezione politica al mondo e che i repubblicani newyorchesi definiscono una “venditrice di tappeti”.

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