Lettera aperta al Papa: «Il popolo di Dio ha bisogno dei suoi sacerdoti»

Dopo la chiusura e riapertura di tutte le chiese a Roma, qualche ardita proposta per non far mancare la vicinanza della Chiesa ai fedeli in difficoltà

papa francesco roma

Santo Padre, siamo ancora grati per l’udienza che ci ha concesso lo scorso 29 novembre, e per le parole di verità che nella circostanza ci ha rivolto. Stamane abbiamo ascoltato, nell’introduzione della Messa a Santa Marta, la preoccupazione che ha manifestata, dopo l’adozione di «misure drastiche», affinché i pastori «non lascino solo il Santo popolo fedele di Dio», senza Parola, sacramenti e preghiera. Sono parole importanti, che giungono nel giorno in cui le porte delle Chiese della Diocesi di Roma sono state dapprima del tutto chiuse, poi riaperte per quelle parrocchiali.

Non discutiamo questi provvedimenti, pur se in qualche altra Nazione i Pastori si regolano diversamente, senza far venir meno le esigenze di prevenzione.

Imploriamo S. Santità, in linea con l’esortazione di stamane, perché solleciti i sacerdoti alla vicinanza al popolo di Dio in un momento così difficile, soprattutto alle persone ricoverate in ospedale, e a quelle costrette a restare a casa: per le une e per le altre, e in primis per i moribondi, la prossimità spirituale e il conforto della parola di un sacerdote sono essenziali, non surrogabili dalla pur importante partecipazione alla S. Messa attraverso tv o internet (peraltro preclusa a chi si trova in terapia intensiva).

Perché non istituire in ogni ospedale o per ogni parrocchia un numero telefonico dedicato, che permetta ai fedeli che si trovino in queste condizioni di comunicare direttamente col sacerdote in fasce orarie definite? Non è l’equivalente di una confessione, che esige la presenza fisica, ma fa arrivare comunque la parola di un consacrato. Perché non immaginare per il ricoverato o per chi è in quarantena una speciale indulgenza, fissando condizioni alle quali può adempiere dalla stanza di ospedale o dal domicilio? Perché poi non moltiplicare per le vie principali di ogni parrocchia la bella iniziativa già lanciata spontaneamente da qualche sacerdote, di girare da solo benedicendo da fuori con il Santissimo Sacramento le case e chi vi abita?

Fra i pochi esercizi commerciali aperti vi sono le panetterie. Si tratta di far sentire la presenza, insieme col pane materiale, del Pane spirituale, medicina essenziale. E’ un momento di prova, per i singoli e per le istituzioni; un tempo in cui si è chiamati a fare scelte dolorose e impegnative. Oggi è necessario che qualcuno ci ricordi che, come diceva  Rosario Livatino, “per scegliere occorre la luce e che nessun uomo è luce a sé stesso”. Confidando che perdoni il nostro ardire, imploriamo la Sua paterna benedizione.