Il Paese dei Normali
L’esperto di intelligenza artificiale che non sa più se è umano
Nel Paese dei Normali c’è un uomo che parla di algoritmi come fossero santi moderni. Si chiama Riccardo, ma online è solo un profilo verificato. Spiega ai giornali che l’intelligenza artificiale cambierà il mondo. Poi si accorge che a lui ha cambiato soltanto il sonno. Passa le notti a chiedersi se la macchina lo capisca davvero o se faccia solo finta. Una volta ha detto a sua moglie che l’amore è un processo di apprendimento continuo. Lei ha risposto: «Allora il tuo sistema è andato in crash».
Riccardo salva file, non ricordi. Risponde alle email con emoji, ma non sa più come si guarda qualcuno negli occhi. Dice che l’AI non sbaglia mai, ma sospetta che il mistero umano stia proprio nell’errore. Ogni tanto, per sicurezza, si manda un messaggio da solo per vedere se si risponde. Una sera ha detto «ti amo» al frigorifero smart e quello gli ha chiesto di aggiornare il software.
La luna offline
Partecipa a convegni dove tutti parlano di etica digitale, ma nessuno guarda negli occhi nessuno. Racconta che presto le macchine scriveranno poesie e cureranno malattie. Poi torna a casa e dimentica il compleanno del figlio. Dice che la memoria artificiale è più affidabile, ma meno affettuosa.
Quando la connessione cade entra nel panico. Per un minuto resta senza rete, senza schermo, senza rumore. Esce sul balcone e guarda la luna. Pensa che quella, almeno, resta offline da miliardi di anni. Respira, si prepara un caffè e lo paga in contanti a sé stesso. Poi ride, perché per la prima volta non serve la password.
Nel Paese dei Normali Riccardo è un uomo gentile. Ma se gli chiedi se è felice, risponde: «Non dispongo di abbastanza dati».
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