Lega Nord contro Fratelli d’Italia? Ma Mameli avrebbe benedetto l’alleanza

Maroni contro La Russa. Ma se si analizza il testo del nostro inno, qualche convergenza tra i due si può trovare. Cortocircuito risorgimentale

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Doveva succedere, non poteva non succedere, è successo: Bobo Maroni contro Fratelli d’Italia, nuovo partito del centrodestra nazionale; Ignazio La Russa contro la proposta di trattenere al nord il 75% delle tasse, nuovo cavallo battaglia della Lega. Se si aggiunge che non prima di due mesi fa i parlamentari leghisti erano insorti contro l’obbligo di insegnare nelle scuole l’Inno di Mameli, il titolo “La Lega contro Fratelli d’Italia” è praticamente già pronto, servito su un piatto d’argento.

Eppure, senza voler mettere bocca nell’appassionante dibattito sulle alleanze politiche, la Lega è l’unico partito al quale converrebbe che nelle scuole venisse insegnato Fratelli d’Italia: tutto quanto però, e non solo la prima strofa abitualmente cantata dai calciatori e contenente le fatali parole “schiava di Roma”. Se si passa alla strofa successiva, si nota che l’invito “raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora sonò” non fa riferimento esplicito al tricolore bensì solamente al miglioramento delle condizioni di popoli “calpesti e derisi” qualora si fossero uniti sotto un unico drappo identitario. È esattamente l’ideale patrocinato dalla Lega dal 1996 in poi: i popoli del Nord smetteranno di essere vessati da una tassazione iniqua solo se si uniranno in una macroregione che si riconosce in un’unica bandiera (presumibilmente il sole verde della Padania).

Qual è stata la condizione posta da Maroni al momento di diventare segretario della Lega? Il perseguimento dell’indipendenza del nord, che sia attraverso l’amministrazione locale, l’ostruzionismo verso le leggi romane o la lotta per la secessione. E cos’ha scritto Mameli nella terza strofa? “Giuriamo far libero il suolo natio”; l’Inno infatti inizia auspicando unità ma emoziona quando parla di indipendenza. Lo fa nella quarta strofa, cantando la vittoria della Lega Lombarda (appunto) sul Barbarossa alla battaglia di Legnano nel 1176, la strenua difesa della Repubblica di Firenze a fronte dell’assedio di Carlo V nel 1530, il mitologico Balilla che sobilla Genova contro gli austro-piemontesi nel 1746. Questi versi dimostrano che Mameli ha scritto un inno a ciò che storicamente più preme alla Lega, l’autodeterminazione dei popoli; e culmina, alla quinta strofa, nell’aperto dileggio del dominatore ostile: “Già l’aquila d’Austria le penne ha perdute”.

Il contesto di questo riferimento allo scorno del governatore può rinvenirsi nel curioso episodio che segnò la svolta psicologica che nella lotta fra l’oppressore straniero e gli i patrioti lombardi. Racconta l’allora vicesegretario della congregazione municipale di Milano, Francesco Crippa: “Verso le ore 4 pomeridiane del giorno 3 gennaio 1858, le contrade della città di Milano cominciarono ad essere innondate da bande di soldati che, contro la loro abitudine, i loro mezzi pecuniari, e le severe discipline militari, avevano il sigaro in bocca. Non pochi ne avevano due contemporaneamente”. Era accaduto che da un giorno all’altro, la notte di Capodanno, i milanesi avessero deciso di smettere di fumare per non versare ulteriori soldi nelle casse austriache. “Non volendo né dovendo adoperare forme illegali”, continua Crippa, “si adottò unanimemente il già ventilantesi partito di non fumare, e con maraviglioso ed indimenticabile esempio fedelmente ci si attenne al proposito”.

I soldati austriaci caddero nella provocazione e aggredirono i milanesi. Di lì a poco ci furono le Cinque Giornate e, pur sedata, l’insurrezione (cui prese parte anche Mameli) lasciò abbondantemente spennata l’aquila imperiale. Ecco il senso del Risorgimento di cui si parla in Fratelli d’Italia: unità di un popolo intorno all’identità che lo accomuna, indipendenza dal dominatore straniero, desiderio di pagare meno tasse e di gestirne i proventi per conto proprio. Praticamente, il programma antieuropeista e autarchico della Lega. E cos’hanno in comune il partito di Maroni e quello di La Russa? L’ostilità verso la diluzione dell’identità nazionale attorno all’esosa bandiera stellata dell’Unione Europea. Per capire che Mameli avrebbe benedetto l’alleanza fra Lega Nord e Fratelli d’Italia, basterebbe rileggere l’Inno nazionale.

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