Le top 500

E se il Giappone in crisi e l’Europa arrancano, le più grandi multinazionali
americane eguagliano da sole il prodotto interno europeo

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Come tutti gli anni, nel suo numero unico di agosto, il quindicinale finanziario Fortune pubblica, sotto il titolo “Global 5 hundred”, l’elenco delle 500 corporation più grandi del mondo. E, come tutti gli anni, balza in primo piano la preponderante presenza di multinazionali Usa nella lista: 35 nelle prime 100, 185 in tutto. Rispetto a un anno fa il numero è aumentato di 10 unità, mentre quello delle corporation con sede principale nell’Unione Europea resta fermo a 170 (che tuttavia hanno aumentato i propri profitti del 13 per cento). Il giro d’affari delle 185 più grandi multinazionali americane è, da solo, di poco inferiore al prodotto interno lordo 1997 dell’area dell’Unione monetaria europea: 4.225 miliardi di dollari contro 6.815. Mentre le entrate delle 170 più grandi corporation di Euroland non arrivano nemmeno alla metà del prodotto interno degli Stati Uniti: 3.596 miliardi di dollari contro 7.433. La classifica di quest’anno vede soprattutto un forte arretramento dei giapponesi, che scendono da 126 a 100 e registrano una perdita collettiva pari a 9 miliardi di dollari: la recessione asiatica ha lasciato il segno. Le corporation europee, invece, pur restando il loro numero invariato, hanno aumentato i propri profitti del 13 per cento. Ma per vedere gli effetti dell’euro sulle grandi compagnie dell’Unione Europea bisognerà aspettare il numero di agosto del 2000 di Fortune.

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