Le regole della truffa: un’occasione persa

Patrick Dempsey produce e interpreta Le regole della truffa. Una pellicola grottesca in cui i personaggi agiscono talmente sopra le righe da risultare irritanti

Non c’è nulla di peggio di un film che non mantiene ciò che promette. In questo caso, il film di Rob Minkoff (Il re leone, Stuart Little) non ne mantiene una, colossale, almeno secondo il titolo italiano: quello di avere come baricentro dell’azione, una “stangata”. Tutt’altro. Il film è una parata grottesca di personaggi sempre troppo sopra le righe al punto da essere irritanti – è il caso dei banditi interpretati da Tim Blake Nelson e Pruitt Taylor Vince – alla prese con un plot piuttosto ridicolo. Due bande, in un’unica banca, per una sola rapina, per una spiacevole coincidenza. Minkoff mal coadiuvato dalla coppia di sceneggiatori di Una notte da leoni, chiude in banca un gruppo di personaggi (i componenti della banda più un certo numero di ostaggi) e, mantenendosi dentro le regole dell’unità di tempo-luogo-azione, cerca di uscire dall’impasse narrativa, trasformando il film in una commedia nera con il morto. Chi infatti ha ucciso uno dei clienti della banca? Qual è il vero movente del colpo? Chi è la vera mente della rapina? Domande a cui si risponde certamente durante il film ma quando la risposta arriva, lo spettatore ha già perso l’interesse se non la pazienza.

 

Il film è congegnato molto male: non c’è mai tensione e nessuno, dal pubblico agli attori in campo crede mai a ciò che sta per avvenire; inoltre bisogna ricorrere a tutta la sospensione dell’incredulità per seguire minuto dopo minuto le scene. Come infatti pensare a una rapina in banca, eliminando il problema della polizia? Tutti i personaggi, poi, ostaggi e banditi, sono connotati in modo troppo sopra le righe, apparendo mentecatti (i banditi), nevrotici (gli ostaggi). Per non dire di Patrick Dempsey, anche produttore del film, alle prese con un ruolo a metà tra Rain Man e il George Clooney di Out Sight. Anche il registro sentimentale – protagonisti lo stesso Dempsey e una sciupata Ashley Judd – è inefficace: troppi i dialoghi verbosi, le schermaglie che girano a vuoto e troppo poco il carisma sulla scena. Un film sbagliato ma anche fatto male, povero nella confezione e, quel che è peggio, ricco di vezzi da finto cinema indipendente (il lungo piano sequenza iniziale, il tentativo di scrittura brillante, i personaggi ammiccanti, le stesse unità aristoteliche) che rendono il prodotto ancora più indigesto.