Le nostre Pmi sulla linea della ripartenza

Le nostre aziende hanno fatto uso degli aiuti statali, ma ora è il momento di ripartire. Qualche consiglio utile

Riunione in azienda

Nel secondo trimestre del 2020, quando molte aziende hanno dovuto interrompere la propria attività per evitare la diffusione del Covid-19 le richieste di credito da parte delle nostre imprese sono cresciute del 65% circa. Le ditte individuali, rispetto allo scorso anno, hanno raddoppiato le domande di finanziamento, con un importo medio richiesto pari a 30.000 euro circa, in crescita rispetto al 2019, mentre le società di capitali hanno fatto registrare un incremento del 60 per cento. L’impatto della crisi sul fatturato delle aziende ha comportato un elevato bisogno di liquidità ed i provvedimenti governativi hanno fornito un primo supporto concreto alle imprese, specie quelle di piccola dimensione tipicamente più deboli ed esposte a shock congiunturali devastanti.

Verso i primi di maggio il numero delle richieste di credito presentate dalle aziende ha registrato una decisa impennata per poi stabilizzarsi a partire da fine giugno su volumi più contenuti seppur marcatamente più elevati rispetto a qualche mese fa. E la tendenza è ancora in atto visto che il mese di luglio conferma la crescita delle richieste di credito con un incremento del 22 per cento circa rispetto allo scorso anno. In questo caso si tratta soprattutto di finanziamenti a medio/lungo termine a Pmi assistiti dalla garanzia diretta del Fondo di Garanzia per le Pmi in misura pari al 90 per cento per operazioni destinate a finanziare le esigenze di capitale circolante ed investimento e all’80 per cento per operazioni finalizzate alla rinegoziazione del debito (con erogazione aggiuntiva, se previsto, di credito per almeno il 10 per cento dell’importo dell’esposizione debitoria in essere), con durata massima 6 anni e preammortamento, incluso nella durata complessiva, massimo 12 mesi.

L’impatto del Covid-19 sulle nostre Pmi ha evidenziato una chiave di lettura delle loro criticità strutturali ed economico-finanziarie che è al centro delle finalità di rilancio. Sarebbe opportuno ritornare agli standard pre-Covid in tempi brevi poiché gli effetti che si stanno producendo sull’esposizione debitoria delle aziende potrebbero degenerare in un’eccessiva dipendenza finanziaria verso terzi soggetti con ripercussioni negative sulla sopravvivenza delle stesse imprese.

Quali i temi allora? Anzitutto favorire i processi di trasformazione digitale vera chiave per migliorare gli standard di produzione, la qualità dei prodotti ed intercettare nuovi consumatori anche su mercati di nicchia; negli ultimi mesi c’è comunque stata un’iniziale accelerazione verso il digitale da parte di chi è stato costretto a bloccare l’attività di produzione, una spinta a cui 6  aziende su 10 si sono adeguate prontamente (piattaforme per la gestione da remoto di riunioni e meeting, tecnologie di design per ridisegnare in un’ottica di sicurezza i nuovi spazi della fabbrica 4.0 etc); rafforzare le politiche  di ricerca e sviluppo, essenziali per promuovere l’innovazione e l’utilizzo di nuove tecnologie, l’innovazione proveniente dalla ricerca di base può raggiungere anche le imprese più piccole ma vanno creati canali privilegiati e opportune iniziative di contatto e informazione; promuovere l’accompagnamento all’internazionalizzazione per evitare di rimanere legati alla più volatile domanda domestica, anche attraverso una specifica attività formativa sul management e intensificando momenti di incontro tra le imprese e operatori internazionali; promuovere la sostenibilità ambientale, come sostenuto da 8 imprenditori su 10  puntando soprattutto sulla riduzione dei consumi, sui progetti di responsabilità sociale, sull’attenzione all’inquinamento e all’impatto ambientale; focalizzarsi sulla crescita dimensionale: imprese meno strutturate subiscono maggiormente le fluttuazioni della domanda, non sempre hanno i mezzi, pur avendone le possibilità, per cogliere le occasioni di un’economia più globalizzata. 

C’è poi la questione della domanda pubblica: la partecipazione delle Pmi al mercato degli appalti pubblici non è stata ancora affrontata con la dovuta attenzione e in tutte le sue numerose implicazioni. Il tema è complesso ma va affrontato e declinato sul piano attuativo. Appare evidente quindi la necessità di sostenere soprattutto i processi di investimento delle nostre Pmi, le più esposte al rischio di chiusura. Pur considerando i rischi della crescita dell’esposizione debitoria delle imprese sarà a questo punto fondamentale mantenere una idonea capacità di intervento degli strumenti di garanzia (Fondo Centrale per le Pmi) non solo in funzione del sostegno dell’esercizio quanto e soprattutto anche agli investimenti. Per questi ultimi è fondamentale sfruttare tutte le opportunità finanziarie attuali e previste già disponibili nei Fondi Europei e nazionali e ancor più in previsione delle rilevanti risorse aggiuntive provenienti dal Bilancio dell’UE 2021-2027. 

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