L'intesa della premier con Merz, Rutte e Starmer per trasformare il trumpismo in proposte serie, il dialogo con gli Stati che possono costruire la pace, la scelta di fare politica invece di prediche moralistiche, il realismo con la Cina. Rassegna ragionata dal web
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante i lavori del multilaterale a Washington in occasione dell'incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (al centro) e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A sinistra nella foto, il presidente francese Emmanuel Macron (foto Ansa)
Su Open si riprende l'intervista del cardinale Camillo Ruini alla Stampa, che dice: «In Italia noi abbiamo Giorgia Meloni che è davvero molto brava e che ha saputo circondarsi di collaboratori di riconosciuto valore come il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, giurista cattolico di indubbio spessore che ha dimostrato capacità e senso di responsabilità anche alla guida della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre».
Le lodi di una personalità così acuta intellettualmente come il cardinale Ruini sono un importante riconoscimento, che Palazzo Chigi dovrebbe utilizzare concretamente per allargare in modo significativo la classe dirigente al governa dell’Italia. Comunque in questi giorni si è potuto comprendere quanto pesi anche il ruolo internazionale di Giorgia Meloni che perseguendo l’unità dell’Occidente ha costruito d’intesa innanzi tutto con Friedrich Merz e Mark Rutte, e in seconda battuta con Keir Starmer, le basi per una nuova fase politica internazionale, ...
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