Lavorare sì, ma non in agosto

Lettera a tempo

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Il Comune di Bollate, alle porte di Milano, è disperato: deve sistemare due sue scuole, la scuola elementare e l’asilo, che hanno bisogno di interventi urgenti; c’è da rifare i bagni, abbattere le barriere architettoniche, rifare gli impianti igienici e rinfrescare gli intonaci. Un lavoro di tre mesi, a detta dei tecnici, ovviamente fattibile solo nel periodo di chiusura, tra la fine di un anno scolastico e l’inizio del successivo. Ma il bando relativo alla gara è caduto nel nulla: un lavoro da un miliardo e mezzo non interessa nessuno! O meglio, letto il bando, le imprese da tutte le parti d’Italia si sono fatte vive, ma appena hanno saputo le condizioni, si sono ritirate. Già, le condizioni: nei tre mesi necessari per completare il contratto c’è purtroppo anche il mese di agosto, e nessuno vuol lavorare ad agosto, né i muratori, né gli idraulici, né gli elettricisti, nessuno. In quanto poi agli approvvigionamenti – così hanno obiettato alcune ditte – si troverebbero poi chiusi per ferie anche i fornitori. Insomma dal 12 giugno al 12 settembre l’Italia va in ferie, alla faccia della disoccupazione e della povertà crescente. Segnale chiaro di come andrà a finire. Andrà a finire che si avvererà quello che solo un bello spirito avrebbe potuto pensare: la barzelletta che racconta di quel corteo di disoccupati che sfila per le vie di una città coi soliti tamburi, fischietti e cartelli d’ordinanza con su scritto: “pane e lavoro”. Mentre il corteo sfila davanti a delle botteghe da una di queste il padrone apostrofa il primo giovane col cartello che gli capita a tiro e gli dice: “Giovanotto, se vuoi lavorare entra: il mio garzone è partito ieri per il militare e io non so come fare…”. E il giovane inviperito gli risponde: “Ma porca miseria, con tanta gente che stava sfilando lei proprio a me doveva venire a cercare?” – che finale divertente, ah, ah, ah! Parafrasando Aiazzone: “Aspettare per credere!”.

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