L’Audace Bonelli, la mostra che rende omaggio alla famiglia di Tex Willer

A Roma una rassegna racconta la storia della famiglia Bonelli, che, dal dopoguerra a oggi, ha creato personaggi famosi in tutto il mondo

Articolo tratto dall’Osservatore Romano, di Roberto Genovesi – Agnelli è il marchio delle automobili e della velocità. Barilla è l’unica pasta italiana presente in tutti i supermercati del mondo. Non c’è personaggio del jet set internazionale che non indossi un capo Gucci. Quando si sorseggia un buon Chianti, foss’anche a Hong Kong, non può non venire in mente la famiglia Ricasoli. Il patrimonio economico, artigianale, culturale dell’Italia è stato scandito nel Novecento spesso da poche, grandi famiglie che sono diventate a lungo andare il sinonimo per quei prodotti d’eccellenza riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Il fumetto non è sfuggito a questa tradizione e oggi, ovunque si vada, quando si parla di tavole e vignette made in Italy viene in mente solo e soltanto il nome della famiglia Bonelli. Una famiglia che, grazie all’intuizione del capostipite Gianluigi, più di settant’anni fa decise di acquistare la casa editrice Audace per coltivare il sogno di portare gli albi a fumetti nelle case di tutti gli italiani grazie a un formato, un tratto grafico e un’impronta narrativa che daranno vita all’inconfondibile “stile bonelliano”.

Alla famiglia Bonelli, a Gianluigi ma soprattutto a Sergio, scomparso appena un anno fa è dedicata una grande mostra multimediale itinerante. «L’Audace Bonelli» realizzata da Napoli Comicon in collaborazione con Sergio Bonelli editore, dopo aver fatto tappa a Napoli, Salerno, Lucca, Brindisi e Trieste arriva in questi giorni, in una veste rinnovata, a Roma per restare a Palazzo Incontro fino al 9 giugno.

Un cognome ricorrente quello dei Bonelli nelle celebrazioni attraverso le quali si è parlato di fumetti negli ultimi anni. E come avrebbe potuto essere altrimenti? È stato appena celebrato il centesimo anniversario della nascita di Gianluigi Bonelli, il papà di Tex, a cui si deve anche l’idea di trasformare la passione per le tavole disegnate in un business.

Nel 1941 Bonelli decise di rilevare dalla Mondadori la testata Audace e di farne il primo tassello per quella che sarebbe diventata Edizioni Araldo, poi Cepim, poi ancora Daim Press e, infine, Sergio Bonelli Editore. Gianluigi era un ottimo sceneggiatore e riusciva a sfornare nuovi personaggi come fossero frittelle. Ma probabilmente il suo colpo migliore lo sfoderò nel 1948 quando, con la collaborazione di Aurelio Galleppini creò Tex Willer, ancora oggi il ranger più famoso del mondo.

Ma l’Italia del dopoguerra era un cumulo di macerie e sopravvivere era difficile per tutte le aziende, anche quelle che producevano beni di prima necessità. Figuriamoci quale poteva essere il destino di un manipolo di visionari che aveva deciso di investire nel fumetto.

Si dice spesso che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna. E la storia della Bonelli rappresenta una conferma di questo detto popolare. A prendere in mano le redini della casa editrice sulle montagne russe dell’economia di un Paese in ricostruzione fu infatti Tea Bonelli, moglie di Gianluigi. Una signora nello stile dell’epoca, elegante e mite, ma capace di gestire i conti della casa editrice come un torero nell’arena lasciando che le fulminanti idee dello staff creativo non si traducessero qualche volta in un bagno di sangue.

Così le vicende della casa editrice di Tex e di Zagor, ma poi anche di Mister No e di Martin Mystère e ancora di Nathan Never e Dylan Dog andarono avanti per decenni — tra alterne fortune — fino all’esplosione del fenomeno internet, dei videogiochi, della multimedialità. A quel punto le campane a morto per il fumetto e le sue sorti risuonano un po’ ovunque. Furono tanti i giornalisti, gli esperti, gli studiosi pronti a giurare sull’imminente funerale della “nona arte” e, soprattutto, del fumetto italiano.

Naturalmente i riflettori erano tutti puntati sulla Bonelli. Come farà lo “stile bonelliano” a sopravvivere ai nuovi linguaggi, al ritmo sincopato della narrazione, alla multimedialità?, si chiedevano i soloni dell’epoca. Rispondere «con l’aiuto della fantasia» potrebbe sembrare fin troppo banale per quanto suoni come la pura verità.

Mentre tutt’attorno cadevano case editrici, eroi, albi e storie, la Sergio Bonelli Editore continuava imperterrita la sua strada. E se si lasciava alle spalle qualche testata accadeva solo per sostituirla con qualcosa di nuovo e, se possibile, ancora più sfidante.

La mostra di Palazzo Incontro parla di tutto questo. Parla della storia di una famiglia legata indossolubilmente al mondo del fumetto, dei suoi eroi che ancora oggi — alcuni arzilli ottuagenari — sussurrano ai lettori le loro avventure attraverso la levità della carta inchiostrata e il profumo della stampa, di tutti coloro che nel tempo hanno messo la loro firma su quelle migliaia e migliaia di tavole tradotte in tutte le lingue del mondo e, in questo preciso momento, riposano nello zainetto di un bambino messicano o di un ragazzo giapponese portandosi dietro l’orgoglio del tricolore.

Non è stato un azzardo chiamarla «Audace» questa mostra perché audace fu il sogno fatto tanti anni fa per porre una delle pietre angolari della storia del fumetto italiano. Sono oltre duecento le tavole esposte, copertine a colori, edizioni internazionali, tavole divise in sezioni tematiche e in ordine cronologico. In una cornice scenografica suggestiva che permette di ripercorrere in poco meno di due ore la storia di un mito. Anche attraverso il supporto di apparati multimediali e contenuti interattivi per soddisfare le esigenze delle nuove generazioni di lettori di comics.

Ciliegina sulla torta una retrospettiva dedicata ad Alfredo Castelli, una delle firme storiche della Bonelli ma anche saggista, studioso e acuto osservatore dell’evoluzione del linguaggio delle tavole disegnate e del mondo che ruota loro attorno. E, naturalmente, le anteprime delle serie che presto vedremo nelle edicole.

In occasione delle principali mostre mercato del fumetto lo stand della Bonelli non è solo una presenza commerciale ma un vero e proprio punto di incontro tra lettori e autori. Sono ormai memorabili le interminabili file che annunciano già a decine di metri di distanza lo spazio della casa editrice di Via Buonarroti. Ebbene la mostra di Palazzo Incontro è stata pensata come una diretta promanazione di quei momenti. Non solo visione ma anche interazione. Sono circa cinquanta i disegnatori della “collettiva”. Il pubblico potrà incontrare alcuni di loro grazie a un fitto calendario di dibattiti, proiezioni e sedute di autografi. Si potrebbe dire «in puro stile bonelliano».