Last week,next week26/99

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Pietro Folena Pietro Folena ha siglato la presa di distanza di Walter Veltroni da Massimo D’Alema, ha fatto una lezioncina ai diessini bolognesi (lui che aveva portato il Pci sotto il 10% a Palermo) come se Botteghe Oscure non c’entrasse in quel che è successo e lui non fosse uno dei “dalemiani” sotto accusa per la gestione del partito in questi anni. Per capire la sua imperturbabilità (e il cambio di alleanze nel partito senza spiegazioni), va ricordato il passato di segretario della Fgci di Folena. Nelle organizzazioni cominterniste il capo dei giovani è stato a lungo il possibile delfino, coltivato con amore dal “partito”. Poi nella fase della decadenza (con Breznev in Urss, con l’ultimo Berlinguer in Italia) si sono scelti quadri senza anima. Il segretario dei giovani comunisti sovietici nell’era di Breznev era quel Yanev che poi organizzerà il golpe contro Gorbaciov perché una fazione del Kgb glielo chiese. Yanev, almeno, era sempre ubriaco.

Mino Martinazzoli Mino Martinazzoli si è riscosso dal suo lungo sonno politico (appena attenuato dall’aver fatto il sindaco di Brescia) per cercare di salvare il “popolarismo” nel Nord d’Italia. Le sue idee di rilancio sembrano francamente scarsine, appaiono solo una copertura alla scelta di fondo: affidarsi a Romano Prodi e ai suoi Democratici. Nonostante la poca originalità del pensiero, Martinazzoli va elogiato per la sua generosità, per il suo bisogno di “dare un contributo”, per la volontà di utilizzare un patrimonio politico raccolto negli anni. Stona in questo impegno il continuo insulto alla persona di Silvio Berlusconi. Vi è in questo modo di atteggiarsi (che accomuna Martinazzoli a Francesco Cossiga) un segno di disprezzo per i pecoroni italiani che votano “il pa-peron”, l’affastellatore di “citazioni”. E vi è, in Cossiga e Martinazzoli, disprezzo anche per se stessi, messi ai margini dal personaggio da loro sbeffeggiato. Ciriaco De Mita, un altro vecchio dc in movimento, dimostra una classe superiore.

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