Last week, next week25/99

Last week, next week

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Sergio Cofferati Sergio Cofferati non si fida: gli è ben presente il ricordo di Luciano Lama. Nel ’77 il partito lo mandò a contrastare gli autonomi, fu lasciato solo e prese un colpo al suo prestigio da cui non si rimise. Qualche anno dopo, Enrico Berlinguer appoggiò l’occupazione della Fiat. Finì con una clamorosa sconfitta del sindacato che si dovette accollare gli errori del partito. Poi, il gruppo dirigente, da Bruno Trentin a Lama, della Cgil voleva fare l’accordo sulla scala mobile con il governo Craxi, ma il partito impose di fare altrimenti. Gli accordi del ’92 e del ’93 vennero fatti dalla Cgil sotto il fuoco delle critiche di Achille Occhetto e di Massimo D’Alema. Cofferati sa che oggi la posta in gioco è il potere del sindacato, la sua reazione è quindi conservatrice. In più non si fida dei leader Ds, di D’Alema che per tutti gli anni ’70 e ’80 è stato il persecutore dei riformisti della Cgil. Di Walter Veltroni che dice di stare con lui, ma anche di essere seguace di Tony Blair.

Giorgio Guazzaloca Giorgio Guazzaloca ha vinto le elezioni a Bologna perché ha colto lo spirito della città e così ha fissato i suoi obiettivi. In un certo senso Guazzaloca ha vinto perché i Ds si sono impegnati a perdere, ma assecondare il “cupio dissolvi” della Quercia era compito non facile, considerato il loro sistema di potere. La forza del vecchio Pc bolognese poggiava su tre pilastri: il municipalismo, sentimento “medievale” di una città orgogliosa della sua libertà; il pragmatismo riformista (la capacità dei socialisti di fine ’800 di affrontare i problemi); il sistema di integrazione del fascismo (dopolavoro, colonie estive, Opera maternità infanzia, più il “partito” che ti esentava dall’esporti troppo nei conflitti). I vari Eco, Maltese, Veltroni, hanno fatto della povera Silvia Bartolini quanto di più romano ci fosse; tra l’ex sindaco e la Bartolini i Ds hanno scelto persone lontane da ogni pragmatismo. L’integrazione totale di marca fascista si sta esaurendo con la crisi fiscale dello Stato. E così Guazzaloca ha vinto.

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