Last week, next week19/99

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Carlo Azeglio Ciampi A favore di Carlo Azeglio Ciampi vi è il fatto che è fortunato (è stato eletto nonostante fosse appoggiato da Eugenio Scalfari: non era sostenuto, però, dal Foglio), parla in un bello e colto italiano (e dunque non martorierà con retorica bolsa le serate del 31 dicembre), fa fare bella figura all’estero e ci ha fatto entrare in Europa, è persona mite. Ha anche dei difetti: tra i suoi amici vi sono alcuni dei più arroganti protagonisti del dibattito politico (iniziando da Andrea Manzella); le sue posizioni su scuole private e ritorno dei Savoia sono sbagliate innanzi tutto per il tono di chiusura. È tra gli inventori della concertazione cioè dell’idea di modernizzare l’Italia con un accordo preventivo con i sindacati: come affidare la salvezza di un agnello a un lupo mannaro. Ma ha un merito decisivo: non è un politico di serie B, bensì un gran commis dello Stato. Non cercherà rivalse.

Sergio Mattarella Sergio Mattarella sarà uno dei popolari più esposti, come vicepresidente del Consiglio, alle conseguenze delle vendette che Franco Marini vuol prendere contro Massimo D’Alema per la vicenda del Quirinale. Marini si è messo a ricalcare la vecchia strategia dei dc contro i socialisti quando, volendo indebolirli, li scavalcavano a sinistra cercando accordi diretti con i comunisti. Così ha ora intenzione di comportarsi il segretario del Ppi, per ora sulla pace, ma poi anche sui temi economici. Solo che quando negli anni ’80 praticava quella tattica, la Dc aveva oltre il 30% dei voti, come il Pci, e il Psi arrivava al massimo al 15%> Ora con i popolari intorno al 4%, i Ds al 20 e la sinistra di Fausto Bertinotti sotto il 10%, la linea di Marini appare solo ridicola. Non per nulla si parla di un costante avvicinamento di Mattarella, di Rosy Bindi e di altri popolari a D’Alema: in politica alla fine i numeri contano.

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