Last week, next week 45/5

Last week, next week

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Enrico Boselli Enrico Boselli è uno di quei politici che si sono fatte le ossa da capo di un’organizzazione giovanile di partito, come Massimo D’Alema, Gianfranco Fini, Marco Follini: hanno giocato con i soldatini prima ancora di partecipare a guerre vere, e hanno assimilato tutti i trucchi della strategia. Sono professionisti, capaci di manovrare all’attacco, in difesa, in stand-by. Il loro difetto principale è di essere figli di un’epoca nella quale l’organizzazione politica contava quasi come il consenso popolare, perché lo garantiva. Nella semi-seconda repubblica questo non è più vero. D’Alema in parte l’ha capito. Follini anche meglio di lui, ma ha scelto di impegnarsi in un partitino come il Ccd. Boselli invece è un po’ prigioniero dello schema dei partiti da prima repubblica. Ora però il fantasista Francesco Cossiga lo sta addestrando: quando verrà abbandonato da Cossiga (come d’uso) Boselli su alcuni temi, come la giustizia, si ricordi la lezione.

Sergio D’Antoni Sergio D’Antoni sta combattendo su una linea difficile. La Cisl compensava debolezze nelle imprese private con un rapporto speciale con i governi a guida Dc. Oggi con un governo della sinistra nel quale i ministri popolari sono subalterni, a D’Antoni manca un punto solido sul quale organizzare le sue manovre. Comunque, il suo impegno va rispettato: difende il patrimonio di un’organizzazione che contrapponendo alla marxista “classe operaia” la cristiana “persona che lavora” è riuscita a collegarsi al meglio della cultura del sindacalismo americano, con un’elaborazione sindacale spesso sofisticata. Approfittando dei limiti della Cgil ha anche introdotto la cultura della concertazione tipica dei sindacati socialdemocratici. Ma su questo terreno, ora, gli uomini di Sergio Cofferati hanno recuperato. Per farsi spazio D’Antoni si muove in tutte le direzioni a destra, a sinistra, anche verso avventurieri politici come Di Pietro. Così non può durare a lungo.

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