Last week, next week 44

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Gianfranco Fini Gianfranco Fini è un onesto funzionario politico, passato per una storia che talvolta appare più grande di lui, fa il suo mestiere con decoro. Pur essendo stato assai poco fascista (più che Benito Mussolini amava John Wayne) non ha mai fatto finta di non sapere cosa pensasse e dicesse Giorgio Almirante. E le sue svolta, da questa sommessa dignità, hanno acquisito molto più valore di quelle fatte dagli “smemorati”. Ogni tanto fa il movimentista anche con venature molto liberali, ogni tanto gli tocca (così vuole il suo pubblico) fare la faccia feroce. Dice un intellettuale che lo ha visto fare una tirata un po’ reazionaria (del tipo: “Qui ci vogliono i lavori forzati”) che dopo aver pronunciato questa frase si è voltato verso i suoi collaboratori con un’aria contrita del tipo “che mi tocca fare per campare”. Una delle sue ultime uscite appare proprio sbagliata, quella contro Jovanotti che non fa il cagnolino della Livia Turco nelle campagne anti-ecstasy. Un partito conservatore come il suo non dovrebbe augurarsi né intellettuali né cantanti organici: che facciano, piuttosto, il loro mestiere. Sulla droga, come su tante altre questioni, sarebbe opportuno che ciascuno facesse la propria parte invece che chiedere agli altri di farla.

Giovanna Melandri Qualcuno pensa che Walter Veltroni sia il campione mondiale della banalità, invece il segretario dei Ds è costretto talvolta al proprio ruolo, dalla propria storia, dai guai in cui si è cacciato, a intervenire in modi così surreali da uscire dai binari del “tutto quello che dico è già stato premasticato ottocento volte”. L’incredibile affermazione “quando mi sono iscritto al Pci non ero comunista” va, per esempio, in questo senso. Chi invece non riesce a dire niente che non sia banale è Giovanna Melandri. Si prenda le sue dichiarazioni riportate dalla Stampa di domenica: “L’arte serve a combattere la droga”. È una frase senza senso, emblematica della fatina del non-pensiero. In realtà gli intrecci tra arte e droga, tra disperazione e visione sono evidenti a chiunque.

Amare l’arte e non drogarsi sono due valori che convivono spesso con qualche tensione. Come non di rado succede alle cose di questo mondo. Come spiegarlo alla principessa del “non-dirò-mai-una-cosa-che-scompigli-la-mia-pettinatura” può essere impresa complicata. La sinistra post-comunista passata dalla “lotta di classe” alla “vita di classe” non vuole essere turbata dai conflitti. Loro sono il bene, il resto è male. E tanti (cari) saluti a tutti.

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