Last week, next week 42/5

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Clemente Mastella Clemente Mastella è un ottimo sottufficiale del sistema politico italiano, non diventerà mai generale ma sarà sempre utile per determinare la sconfitta o la vittoria di uno schieramento. Solo lo snobismo e lo smarrimento dei Martinazzoli, degli Elia, degli Andreatta che dominarono l’ultima fase della Dc, li portò a trascurare nel ’94 un politico come Mastella, che non per nulla contribuì alla vittoria del Polo. Mastella non fa parte dei “nuclei duri” dei due poli (liberalconservatore e liberalsocialista) che si sono venuti a formare nel nostro paese. Preferisce (in compagnia di politici del suo livello) mediare tra la base sociale locale che rappresenta e il sistema politico nazionale. In questo senso è meno affine agli ulivisti e più a Massimo D’Alema che pensa a una sinistra collegata a gruppi minori e notabili. Però D’Alema non potrà mai contare fino in fondo su di lui: il destino di Mastella è essere governativo, chiunque sia il premier.

Gerardo D’Ambrosio Gerardo D’Ambrosio, dall’antico passato socialista e poi dai legami solidi con i comunisti italiani, ha una formazione differente da quell’impasto di cattolicesimo di sinistra, sessantottismo e azionismo di molti dei suoi colleghi protagonisti della Rivoluzione giudiziaria. Lo distingue una certa consapevolezza di come la storia non abbia sempre un percorso lineare: talvolta a grandi successi seguono arretramenti catastrofici. Gran parte del “moderatismo” dei comunisti italiani nel Secondo dopoguerra poggia sull’analisi dell’avvento del fascismo e sulla coscienza che si può perdere molto, se nelle “avanzate” non si tiene conto dei rischi di reazione. Il Pci (non il Pds-Ds), nonostante il legame di fondo con Mosca, ha dato qualcosa alla società italiana perché questa lezione l’ha spesso tenuta presente. D’Ambrosio che cerca di chiudere la stagione della Rivoluzione giudiziaria con un compromesso, si richiama a questa cultura. I suoi colleghi farebbero bene a dargli retta.

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