Last week, next week 27/99

Last week, next week

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Luigi Berlinguer Luigi Berlinguer ce l’ha fatta, ha trovato un piccolo compromesso e riuscirà a distribuire qualche centinaio di miliardi alle scuole private. Rocco Buttiglione più o meno si accontenta: non sa neanche lui cosa vuole. Berlinguer, l’ex estremista ideologizzato, è diventato molto pragmatico: elabora così sia la caduta del comunismo sia il suo personale tragitto nel potere da rettore, quando ha frequentato molto da vicino culture diciamo così “risorgimentali”. Rosy Bindi è molto più ideologica di lui, ispirata da una cultura dossettiana vuole ancora costruire uno Stato etico che salvi i cittadini. Non so alla fine chi faccia più guasti: il pragmatismo berlingueriano dà qualche risposta immediata, ma ostacola quella liberalizzazione di fondo di cui l’Italia avrebbe bisogno; la Bindi con il suo ideologismo crea dei disagi, ma offre le basi a chi le si oppone per costruire un’alternativa radicale alla sua corrente statalistica.

Sergio D’Antoni Sergio D’Antoni è in una situazione difficile. Sergio Cofferati è ben deciso a coprire tutti gli spazi sindacali e lo ha messo in difficoltà anche nel pubblico impiego dove la Cgil ha vinto le elezioni per le rappresentanze di base. Ciriaco De Mita e Romano Prodi gli hanno chiuso gli spazi nel Partito Popolare, che un po’ la vittoria di Luigi Cocilovo alle Europee in Sicilia, un po’ la disperazione di Franco Marini, gli avevano aperto. D’Anto-ni, ottimo combattente, si chiude in una tattica (no alla revisione delle pensioni di anzianità; sì agli scioperi dei ferrovieri) che lo espone a qualche isolamento nell’opinione pubblica, ma lo rafforza nei suoi baluardi della P.A.: quando vedrà meglio le carte potrà fare una delle sue mosse per spiazzare Cofferati, uscire dalla difensiva e riprendere l’iniziativa magari d’intesa con un Massimo D’Alema che ama poco Cofferati. In un sistema sindacatocentrico, D’Antoni è una garanzia di libertà.

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