L’asse corto D’Alema-Schroeder

Bokass 20

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Lunedì 17 maggio, forse i sismografi hanno registrato qualche movimento tellurico nei pressi della tomba del conte Galeazzo Ciano. A Bari, qualcuno aveva fatto incautamente sapere all’anima del poveruomo, che si rinnovava un asse Roma-Berlino. In un angolo del Purgatorio, Ciano domandava ansiosamente: non interverrà anche Tokio? Il ROBERTO no, per favore no! C’è voluto del tempo per convincere il celebre genero di Mussolini che l’incontro tra il premier italiano Massimo D’Alema e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder non ripeteva lo schema Farinacci-Goering, ma riguardava piuttosto i “casini” interni alla maggioranza di D’Alema e alcuni problemi di Schroeder rispetto ai bombardamenti della Nato sulla Serbia e sul Kosovo. Per sua fortuna, Ciano non saprà mai le acrobazie dialettiche che i due premier hanno cercato di fare per giustificare una sorta di “piano d’intenti” da sottoporre agli alleati occidentali. D’Alema, calcando l’accento pugliese, Schroeder rifugiandosi in un dialetto franco che risale a Carlo Magno, continuavano a spiegare che “comprendendo i bombardamenti e bombardando, volevano creare delle iniziative di pace”. La linea dell’accordo era chiara, forse ai due leader, ma non ai traduttori e nemmeno agli estensori dell’eventuale documento congiunto, da recitare, con spirito gagliardo, di fronte alle televisioni europee, come la nuova iniziativa di pace italo-germanica, l’asse rinnovato Roma-Berlino. Francamente non si è ben capito che cosa sia successo. Le agenzie di stampa erano in fibrillazione, alcuni inviati speravano nella “prima” con titolone. Ma il parto della “linea per la pace” non riusciva a concretizzarsi. D’Alema sorrideva, Schroeder nicchiava. Alla fine tutti e due non capivano bene perché avrebbero dovuto fare un documento e sottoporlo agli alleati bombaroli. Così il vertice di Bari e l’asse Roma-Berlino batteva il record mondiale di brevità: l’asse era lungo un millimetro e durava un secondo. Ciano riposi in pace.

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