«L’alleanza tra Pd e Pdl più che al bipolarismo mira alla libertà di movimento»

Il prossimo 23 febbraio si terrà il convegno “I cattolici e il bipolarismo” a cui parteciperà il giurista Giovanni Guzzetta. Che a tempi.it ha espresso la sua opinione sul “patto della crostata”: «Difficile da attuare in Italia. Il problema più grave è il trasformismo: i deputati cambiano schieramento con troppa facilità».

Gli esponenti di Pd e Pdl si incontrano per trattare della riforma della legge elettorale. L’abbassamento della soglia di sbarramento e l’adozione, a livello provinciale, di liste corte in collegi piccoli sono solo alcune delle mosse che i due grandi gruppi parlamentari vorrebbero attuare. Il fine è creare un sistema bipolare per le elezioni amministrative di maggio. tempi.it ne discute col giurista Giovanni Guzzetta, che il 23 febbraio presenzierà al convegno I cattolici e il bipolarismo, organizzato dalla fondazione Magna Carta.

In che modo una riforma elettorale bipartitica può aiutare l’Italia in questo momento?
Innanzitutto, non sono certo che i partiti vogliano rafforzare il bipolarismo. Ho la sensazione che essi siano tentati più dalla libertà di movimento. Il sistema bipolare impone che i partiti si mostrino con una proposta e un’alleanza precisa e che così governino. Sappiamo bene che questo, in Italia, è difficile. Non ha mai funzionato perché anche internamente ci sono opinioni divergenti. Le alleanze finivano per diventare una camicia di forza durante la legislatura. Personalmente, penso che le alleanze funzionassero bene al momento delle elezioni, ma che non ci fossero i meccanismi adeguati per spingere le maggioranze a comportamenti virtuosi come, ad esempio, lo scioglimento delle Camere quando il governo non ha più la maggioranza. Va fronteggiato, in Italia, il trasformismo: viene tollerato un tasso di nomadismo parlamentare che non ha pari. I deputati transitano tranquillamente da destra a sinistra e viceversa, creando disequilibrio nel sistema.

Quali potrebbero essere i vantaggi effettivi di questa nuova manovra?
Svincolando i partiti dalle alleanze si potrebbe consentire maggiore stabilità al governo. Il dibattito è teso a creare una via di mezzo tra il bipolarismo e il precedente parlamentarismo, ma non credo si possa creare un’alchimia funzionale: o si conferma il bipolarismo, o si smantella. Non esistono alternative e si illude chi pensa che la riforma non abbia conseguenze. O consolida il bipolarismo o lo porta verso la disintegrazione.

Perché la concentrazione del voto nei collegi provinciali è utile?
La legge attuale ha un grande limite. Le liste bloccate impediscono la scelta di un particolare candidato da parte dei votanti. Si accetta la lista lunga che il partito ha predisposto, seguendo l’ordine di preferenze che il gruppo parlamentare ha deciso. Tuttavia, se si vuole preservare la libertà di scelta del cittadino, non bisogna per forza tornare al bipolarismo. Ci sono alternative: il collegio uninominale, le primarie, le preferenze dirette – anche se ho paura di un possibile clientelismo –. Ultimamente si avalla l’ipotesi di adottare liste corte in collegi provinciali, mi pare una soluzione intelligente.

Dove si schiererà il centro?
Il centro c’è sempre, in qualsiasi sistema politico. Persiste un’area di elettori centrali che, in un sistema bipolare, diventano decisivi. A seconda di dove si spostano possono far vincere la destra o la sinistra. I partiti centrali, invece, dovranno decidere che colore politico vestire. Di fatto, se si crea un sistema bipolare, vincono gli elettori del centro. Se si rimane a un sistema proporzionale, i partiti del centro faranno da ago della bilancia per stabilire la vittoria.
Twitter: @DanieleCiacci