L’aborto alimenta la crisi. Vescovi italiani: «Priva ogni anno l’Italia del contributo di tanti uomini e donne»

Il messaggio della Cei per la Giornata della vita che sarà celebrata il prossimo 2 febbraio

«Il ricorso all’aborto priva ogni anno il nostro paese dell’apporto prezioso di tanti nuovi uomini e donne». Così scrive la Conferenza episcopale italiana nel messaggio per la Giornata della vita che sarà celebrata il prossimo 2 febbraio. Nel testo pubblicato oggi i vescovi italiani affermano che «esiste ancora nel nostro Paese – come conferma la testimonianza di giovani sposi e i dati che emergono da inchieste recenti – un grande desiderio di generare, che resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita».

CULTURA DELLO SCARTO. «Favorire questa aspirazione (valutata nella percentuale di 2,2 figli per donna sull’attuale 1,3 di tasso di natalità) porterebbe – si legge nel testo – a invertire la tendenza negativa della natalità, e soprattutto ad arricchirci del contributo unico dei figli, autentico bene sociale oltre che segno fecondo dell’amore sponsale».
Per la Cei bisogna superare la cultura dello scarto di cui parla spesso papa Francesco: «La cultura dell’incontro è indispensabile per coltivare il valore della vita in tutte le sue fasi: dal concepimento alla nascita, educando e rigenerando di giorno in giorno, accompagnando la crescita verso l’età adulta e anziana fino al suo naturale termine, e superare così la cultura dello “scarto”. Si tratta di accogliere con stupore la vita, il mistero che la abita, la sua forza sorgiva, come realtà che sorregge tutte le altre, che è data e si impone da sé e pertanto non può essere soggetta all’arbitrio dell’uomo».

MANCANO I NON NATI. Facendo riferimento all’aborto, continuano i vescovi: «Se lamentiamo l’emorragia di energie positive che vive il nostro Paese con l’emigrazione forzata di persone – spesso giovani – dotate di preparazione e professionalità eccellenti, dobbiamo ancor più deplorare il mancato contributo di coloro ai quali è stato impedito di nascere.  Ancora oggi, nascere non è una prospettiva sicura per chi ha ricevuto, con il concepimento, il dono della vita. È davvero preoccupante considerare come in Italia l’aspettativa di vita media di un essere umano cali vistosamente se lo consideriamo non alla nascita, ma al concepimento».
Per questo «la società tutta è chiamata a interrogarsi e a decidere quale modello di civiltà e quale cultura intende promuovere, a cominciare da quella palestra decisiva per le nuove generazioni che è la scuola».