La Spagna fa marcia indietro e ritira la legge sull’aborto? El Mundo è sicuro: «Non arriverà in Parlamento»

La proposta di legge, secondo il suo autore Ruiz-Gallardón, doveva essere approvata entro la fine di settembre. Il Partito popolare di Rajoy non ha ancora confermato né smentito la notizia

Il governo spagnolo potrebbe ritirare la legge che limita l’accesso all’aborto. Lo ha scritto domenica El Mundo e il condizionale è d’obbligo perché nessun membro del Partito popolare, guidato al governo dal presidente Mariano Rajoy, ha ancora confermato la notizia.

LA NOTIZIA. Anzi, alla fine di luglio l’autore della legge e ministro della Giustizia Alberto Ruiz-Gallardón aveva affermato che il provvedimento sarebbe stata approvato entro la fine di settembre. Ma ora, secondo quanto dichiarato in forma anonima a El Mundo da alcuni esponenti del partito di maggioranza e del governo, «la legge non raggiungerà neanche il Parlamento perché non c’è consenso all’interno del partito».

LA NUOVA LEGGE. La legge fa parte del programma con cui il Partito popolare ha vinto le elezioni nel 2011. Il progetto di legge è stato presentato a dicembre con lo scopo di modificare il testo precedente, varato nel 2010 da Zapatero, considerato tra i più permissivi al mondo. Il nuovo testo permette l’interruzione di gravidanza solo in caso di stupro e pericolo «serio e durevole» per la salute fisica e psichica della madre, pericolo che dovrà essere certificato da due medici. L’aborto dopo la 14esima settimana sarà vietato. Per frenare le proteste, è stata anche aggiunta la possibilità di abortire in caso di malformazioni del nascituro «incompatibili con la vita».

PROBLEMA ELETTORALE? Mentre il Partito socialista canta vittoria, il Partito popolare non ha ancora confermato la notizia di El Mundo, secondo il quale la legge sarebbe dovuta arrivare tra pochi giorni sui banchi del Parlamento. Sempre il quotidiano spagnolo afferma che la marcia indietro sarebbe stata decisa per non perdere voti in vista delle elezioni del 2015, data la natura fortemente divisiva del provvedimento.

«VI DO LA MIA PAROLA». La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno visto che solo martedì scorso un voto a scrutinio segreto proposto dal Partito socialista per fermare la legge è stato bocciato con 183 voti contro 151. Il Partito popolare, insomma, ha votato compatto. Se la legge venisse ritirata, il ministro della Giustizia Ruiz-Gallardón si troverebbe poi in grande difficoltà. Aveva infatti dichiarato a inizio mese: «Vi do la mia parola che le urla e gli insulti non mi faranno abbandonare l’impegno di regolare i diritti delle donne e dei nascituri. Stiamo parlando della difesa di diritti fondamentali».