La sorte dei cristiani d’Oriente ci interessa meno dei panda?

Esce in libreria “La morte di Dio” di Gulio Meotti, un libro che ha il merito di infastidire la tranquilla e ipocrita apatia occidentale

«Il XXI secolo ci sta consegnando l’erosione irresistibile della presenza degli ultimi cristiani che, ancora 50 anni fa, erano fra il 15 e il 20 per cento delle popolazioni orientali e che oggi ne rappresentano solo il 3 o il 4 per cento. Quei cristiani sono perseguitati solo perché tali, perché sono assimilati all’Occidente e perché non accettano di rimuovere le radici cristiane di questi paesi. E l’Europa ha distolto lo sguardo. Li ha lasciati soli di fronte alla barbarie crescente e alla crescente intolleranza. La pulizia religiosa, enorme e silenziosa, che è in corso in Oriente, ha lasciato il posto ad una strategia del terrore che mira apertamente a eliminare la presenza cristiana, e che mira a rendere quell’immenso e strategico spazio geopolitico ostile e impenetrabile all’Occidente.
I musulmani sciiti sono difesi dall’Iran. I curdi hanno il loro territorio, un esercito e possono contare anche sull’Occidente. I cristiani sono soli. Soli. I cristiani orientali hanno sempre rappresentato l’antidoto contro l’estremismo islamico e sono sempre stati un vettore di tolleranza tra le comunità. La loro fine farebbe precipitare quelle società nell’intolleranza e nell’islamismo, che si avvicinerebbe così alle porte dell’Europa. L’Occidente pagherà cara la propria vigliacca cecità».

DECAPITARE I CADAVERI CRISTIANI

Questa è una delle tante frasi indigeribili contenute nel nuovo libro del giornalista del Foglio Giulio Meotti (La tomba di Dio, Cantagalli, ora in libreria), dove si dà conto con tremenda e partecipata precisione di cosa sia accaduto in questi anni, nell’indifferenza di molti, in Medio Oriente. Meotti sgrana un rosario di uccisioni, deportazioni, stupri, violenze che non trovano requie nemmeno dopo la sepoltura («Nel cimitero della chiesa di San Giorgio a Karamlesh, un villaggio a est di Mosul, l’Isis ha dissotterrato anche un cadavere e l’ha decapitato, soltanto perché cristiano»).
La sua è la «testimonianza possente di una tragedia», come scrive Bat Ye’ Or nella prefazione. Mosul, Raqqa, Homs, Aleppo, Maaloula, Qaraqosh sono gli scenari di questa tragedia. Sako, Warda, Aiuto alla Chiesa che soffre le voci inascoltate di chi non ha mai smesso di denunciarla.

PIÙ ECCITATI PER I PANDA

E di fronte a chi non si faceva scrupolo, come accadde tra il 18 e il 19 luglio 2014 a Mosul, di imporre ai cristiani di scegliere tra la conversione e la fuga, «perché dopo il 21 del mese di ramadan resterà tra noi e loro solo la spada», l’Occidente ha scelto spesso di voltarsi dall’altra parte, di dimenticare, di fingere o di indignarsi per pochi attimi, il tempo di un tweet. Come ha detto lo scrittore franco-libanese Amin Maalouf, le sofferenze dei cristiani orientali causano in Occidente «meno eccitazione delle minacce ai panda».

ALMENO QUALCHE DOMANDA

Il merito del libro di Meotti sta nell’infastidire il lettore occidentale, nel rimettergli sotto il naso fatti, nomi, persone, numeri da spavento, elenchi mai asettici di una mattanza e una distruzione scientifica e pianificata. E, speriamo, pure di fargli venire un po’ paura o almeno qualche domanda perché, come ha scritto Rémi Brague, «le forze che vogliono cacciare i cristiani dalle loro terre ancestrali si chiedono perché non continuare in Occidente un lavoro così ben avviato in Oriente».

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