Con “La neve era sporca” improvvisamente la scrittura del creatore di Maigret si fa dura, tronca, spigolosa, rapida. Un muro. Capirete perché. E vi sorprenderà
Georges Simenon (1903-1989)
Confesso che per tanti tanti anni non ho letto Georges Simenon. Mi dicevo: scrittore di gialli, un genere minore. Né aiutava la fama che lo vantava letto da milioni e milioni. Letture facili, pensavo, adatte a un pubblico facile. Cosa vuol dire essere stupidi. Leggerlo e stupirsi è stato tutt’uno. Mi attirava, e ogni volta mi colpiva, più che le trame poliziesche, gli indizi, i percorsi e le risoluzione dei casi, la partecipazione compresa e spesso compassionevole alle vicende umane che di volta in volta cadevano sotto la sua penna.
A poco a poco capivo Simenon. E capivo perché mi piaceva: di Maigret, per esempio, amavo l’essere persona e non “personaggio”. Trovavo in lui un commissario che aveva avuto un’infanzia, con dei ricordi, con il cruccio di non aver figli, che aveva fatto carriera, e che, come tutti, prima o poi sarebbe andato in pensione. E di Maigret amavo anche il metodo di indagine. Il suo non procedere per indizi materiali, per deduzioni positive, né con ricostruzioni pur...
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