La riforma delle banche popolari va fatta ma senza svendere
L’ultima trovata del premier Matteo Renzi di trasformare le maggiori banche popolari in normali società per azioni era motivata dall’esigenza di recarsi al vertice di Davos portando un esempio dell’ennesima modernizzazione compiuta dal governo in carica. Anche il cosiddetto jobs act (provvedimento con ben altri aspetti positivi) era nato così. Questo stile di governo consente ad Angela Merkel di trattarci come scolaretti, all’ambasciatore americano di fare interviste sul Quirinale che un viceré inglese non avrebbe fatto in India, all’ambasciatore inglese di partecipare a Ballarò come protagonista della nostra politica.
Ora il decreto – un pasticcio anche costituzionale (dove è l’urgenza?) che solo un Pietro Grasso in fregola quirinalizia poteva firmare – farà la sua strada sorretto da slogan tanto chiari (ed evanescenti) quanto sono opache le collusioni e gli affari che l’accompagnano.

Oggi certamente vanno introdotti elementi di innovazione nelle Popolari (innanzitutto su quel voto dei soci-dipendenti che ha bloccato certe banche cooperative), vanno organizzate operazioni di emergenza su realtà come il Monte dei Paschi e Carige, evitando però di liquidare una forma societaria che consente strutturalmente di difendere la sovranità sul nostro risparmio e lega naturalmente credito a territorio. Insomma vanno compiute scelte complesse e articolate, non demagogiche e speculative che magari a breve alimentano il mercato borsistico ma a medio termine colpiscono la produzione. Ci sono bastati gli appelli negli anni Novanta dei Ciampi e dei Prodi a liberalizzazioni e riforme senza concetto che hanno conciato l’economia nazionale com’è ora. Ben diversa è la strada da intraprendere oggi.
Foto salvadanaio da Shutterstock
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3 commenti
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pier luigi, e chi toglie alle banche il malloppo dei risparmi degli italiani? forse verranno stranieri con volontà di investire in progetti di sviluppo invece che di razziare.
L’importante e’ non dimenticarsi a cosa servono le banche, Popolari e di credito cooperativo in primis.
P.D.: Potere ( proprio ) & Denaro ( degli altri).