La preghiera, i libri, la musica. Come vive papa Benedetto? «Alla sera qualche volta vede i film di don Camillo e Peppone»

Padre Georg Gänswein racconta la quotidianità del papa emerito. E respinge le illazioni su una contrapposizione tra Ratzinger e papa Francesco. «È un gioco preferito anzitutto da alcuni giornalisti»

La preghiera, i libri, la musica e la sera qualche vecchio film di Camillo e Peppone o della serie su don Matteo e le avventura di Rex, il cane commissario. Oggi l’arcivescovo Georg Gänswein, suo segretario particolare e prefetto della Casa Pontificia, racconta ad Avvenire la vita di Benedetto XVI, ad un anno dalla sua storica rinuncia. Un gesto che, spiega padre Gänswein, Joseph Ratzinger non si è mai pentito di aver compiuto: «Vive totalmente in pace con sé, e con il Signore».

LA GIORNATA. Nel monastero Mater Ecclesiae, papa Benedetto vive con lo stesso segretario e quattro memores Domini – Carmela, Loredana, Cristina e Rossella. La giornata inizia con la Messa, poi la recita del breviario e la prima colazione. Il ritmo («piuttosto umano, non da caserma prussiana») è poi quello dettato dalla preghiera, la lettura, il ricevimento di qualche ospite e la risposta alle numerose lettere che riceve. Unico svago, se così si può dire, una passeggiata nei Giardini vaticani con la recita del Rosario. Il Papa emerito vive circondato dai suoi amati libri di teologia, ma «legge anche testi di storia e biografie di grandi personalità». Legge giornali tedeschi e italiani, guarda i telegiornali serali, cerca di rispondere in prima persona alle lettere che riceve . «Ma lei non può immaginare – racconta Gänswein – quanti siano quelli che lo vogliono incontrare, vedere. Io comunque gli sottopongo tutte le richieste e lui poi decide. Nel frattempo la lista d’attesa è già diventata molto lunga…».
Papa Benedetto non ha rinunciato ad un altra delle sue grandi passioni: la musica. Ascolta «soprattutto musica classica: Mozart innanzitutto, e poi Bruckner, Liszt, Bach, Schubert, Beethoven, Brahms. Ma anche musica religiosa: gregoriano e polifonia. E non possono mancare ovviamente le registrazioni dei Regensburger Domspatzen del fratello Georg». Ogni tanto suona dopocena, soprattutto l’amato Mozart».

IL RAPPORTO CON FRANCESCO. Ratzinger segue le grandi vicende internazionali e quelle che riguardano la Chiesa. Ovviamente anche quanto fa il suo successore, anche se – ribadisce padre georg – non interferisce in alcun modo. «Le nomine le legge quando vengono pubblicate sull’Osservatore Romano». Il rapporto col suo successore è «ottimo. Le modalità con cui si sentono sono diverse. Si telefonano, si scrivono, si vedono, mangiano insieme. Più volte papa Francesco è stato ospite a pranzo nel monastero. Una volta, dopo Natale, il Papa emerito è stato anche a Santa Marta». Il fatto che i due pontefici siano spesso contrapposti sulle pagine dei quotidiani «è un gioco preferito anzitutto da alcuni giornalisti. Che non mi piace. Io ho la grazia di vivere con uno e di lavorare con l’altro. E così posso permettermi di dire di conoscere abbastanza bene entrambi. Non li vedo come opposti, ma come complementari. È ovvio che lo stile, la gestualità e anche la modalità di governo di papa Francesco sono diverse da quelle di papa Benedetto. Ma non si può creare una opposizione soltanto su questo. Fare le cose in modo diverso non vuol dire farle in modo opposto. Occorre sempre avere in mente ciò che il Papa emerito ha scritto al professor Hans Küng e ripetuto ad Andrea Tornielli, quando ha espresso “identità di vedute e amicizia di cuore” nei confronti di papa Francesco».

«LUI SI E’ RITIRATO». Per questo, anche alcune innegabili differenze tra i due non devono essere lette con malizia. Ad esempio, la sensibilità sulla liturgia è diversa: «Questo è un fatto oggettivo, e non è offensivo dirlo. Ma anche in questo caso, ripeto, fare le cose in modo diverso non vuol dire farle in modo opposto». Fedele a quanto aveva annunciato, papa Benedetto non interferisce con le decisioni di papa Francesco: «Prende atto quindi di ciò che si scrive, di ciò di cui si parla, di ciò che si decide. In modo passivo ad extra e in modo attivo ad intra. Ascolta e legge quello che si è potuto sentire riguardo al Concistoro o al questionario inviato dalla Segreteria generale del Sinodo. Ma non chiama nessuno “in alto” per dare consigli o indicazioni. Lui si è ritirato. Non prende più parte al governo della Chiesa. E questo non è stato detto una volta e poi dimenticato. Vale e varrà anche in futuro».