La più bella sintesi del Natale arriva da un condannato in prigione
Questo editoriale di Luigi AmiconeĀ ĆØ tratto dalĀ numero di Tempi in edicolaĀ a partire dal 31 dicembreĀ (vai allaĀ pagina degli abbonamenti), che ĆØ l’ultimo numero delĀ 2015Ā e secondoĀ tradizione ĆØ dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso.Ā Nel “Te Deum” 2015 Tempi ospita, tra gli altri, i contributi di Antonia Arslan, Sinisa Mihajlovic, Luigi Brugnaro, Marina Terragni, Totò Cuffaro, Gilberto Cavallini, Luigi Negri, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Marina Corradi, Roberto Perrone, Renato Farina.
Piero Daccò ĆØ un tale che si ĆØ fatto (per adesso) quattro anni di detenzione āpreventivaā e che (per adesso) ĆØ stato condannato per bancarotta a 9 anni di carcere ādefinitivoā. Mentre altre persone accusate con Daccò per lo stesso reato, ma che non hanno scelto con Daccò lo stesso rito abbreviato, in un altro processo sono state assolte Ā«perchĆ© il fatto non sussisteĀ». In effetti la Cassazione ha rilevato lāincompatibilitĆ tra le due sentenze. Annullando parzialmente quella riguardante Daccò (2014) e chiedendo un secondo giudizio per rideterminare la pena di Daccò. Nel loro secondo giudizio i giudici di Milano hanno riconfermato i nove anni e la Cassazione ne ha preso atto (2015), apparentemente contraddicendo la propria precedente decisione.
Ma non ĆØ questo il punto. Il punto non ĆØ neanche che Daccò sarebbe dovuto uscire dal carcere alla scadenza dei termini di ācustodia cautelareā e invece resta in carcere nel pieno rispetto della legge (che, per caritĆ , sappiamo essere molto āelasticaā). Prima di Natale, un giudice ha deciso la sua liberazione. Alla condizione, però, che egli portasse il ābraccialetto elettronicoā. Ā«Purtroppo il numero dei ābraccialettiā ĆØ limitatoĀ», ĆØ stato spiegato ai difensori del detenuto. Perciò Daccò ĆØ rimasto in cella.
Il punto ĆØ questo: il biglietto di auguri che il detenuto Daccò ha inviato anche a noi (tra gli altri) fratelli. Si tratta di un foglio illustrato con la foto di Aylan, il bambino siriano trovato morto annegato sulla spiaggia di Bodrum, Turchia. Non si intitola āBuon Nataleā. Si intitola āTutto ānasceā da una feritaā. Leggiamone insieme qualche passo.
Ā«Quello che sono rimane per me ancora unāincognita: sono tormentato e insieme felice, carico di bene e di male, uno che benedice e si sente affranto, uno che dispera e spera insieme⦠à difficile, quasi impossibile, dire Dio, cosƬ come ĆØ difficile, quasi impossibile dire il dolore. Forse sono le due facce dello stesso mistero. E non ĆØ stato ancora inventato lāalfabeto capace di decifrare la sofferenza del corpo e dellāanima. A me aiuta volgermi nella direzione di Gesù abbandonato⦠Tutto ciò che ĆØ nuovo nasce sempre da una ferita. Gesù abbandonato ha fatto sorgere in me e attorno a me un amore particolare per chi porta con sĆ© delle difficoltĆ . La ferita ĆØ spesso il luogo dellāincontro: il passaggio per noi nellāaltro e il passaggio per lāaltro in noi. Ć ancora il luogo dellāincontro con Dio: un Dio dal volto ancora misterioso⦠Se ammettiamo la nostra miseria personale, questa povertĆ , questa debolezza potrĆ diventare lo spazio libero in cui Dio potrĆ continuare a creareĀ».
Ecco, in queste parole noi sentiamo che un sentenziato ādelinquenteā ci sta dicendo cosāĆØ Natale. Introducendoci, esistenzialmente, a Gesù abbandonato, Continuatore della creazione, perciò Salvatore, e questo ĆØ il punto definitivo, dal Vangelo secondo Matteo, Ā«perchĆ© dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lƬ sono io in mezzo a loroĀ». Te Deum.
Foto da Shutterstock
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