Perché “Dio è nato in esilio”, il romanzo semisconosciuto di un giornalista rumeno che parla di Ovidio, aiuta a capire la portata dell’Epifania
Monumento a Ovidio, Costanza, Romania
Mentre sto scrivendo, è la sera del 6 gennaio. Oggi ho provato a spiegare a mia figlia di cinque anni cosa si festeggi il giorno dell’Epifania. Lei era comprensibilmente turbata dal fatto che nella casa in cui abitiamo non ci sia il camino, con evidenti complicazioni di intrusione per la Befana. Le ho detto che, Befana a parte, la festa di oggi è dovuta al fatto che le persone giunte da Gesù bambino scoprono che Egli è Dio. Non so cos’abbia capito, e sicuramente non ha scordato le sue preoccupazioni dolciarie. Ciononostante, abbiamo avvicinato le statuette dei Magi alla mangiatoia del presepe, e facendolo ho ripensato a un romanzo semisconosciuto del Novecento: Dio è nato in esilio (Dieu est né en exil) di Vintilӑ Horia.
È un libro straordinario, il capolavoro di questo giornalista rumeno che, come il compatriota Ionesco, prediligeva la lingua francese, e che dopo il feroce avvento al potere dei comunisti nel suo paese è stato costretto a peregrinare per il mondo, tra Austria, Italia, ...
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