La pazza gioia. Amare la vita, tua e quella dell’altro

Il film di Paolo Virzì non è sulla follia e sul disagio, ma sull’essenziale

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Due tipe un po’ pazze scappano dalla struttura in cui sono trattenute e curate.

Amare la vita in modo selvaggio e anarchico. E imparare, pian piano ad amare pure la vita dell’altro. Nell’ultimo film di Virzì, si parla di due con un disagio grande. Sono pazze nel senso di ferite nel profondo e probabilmente anche incomprese. Una racconta un sacco di palle ed è un fiume in piena, senza regole, senza argini. L’altra è in piena depressione per una colpa grave difficile da scontare.

Si incontrano per caso e mettono piede nel mondo reale dove faranno i conti con se stesse. Virzì (e la Archibugi che co-sceneggia) realizza un film con qualche momento didascalico ma centra due personaggi che ti rimangono attaccati addosso, con tutti i loro limiti e con tutto il loro desiderio di essere perdonati.

Non è un film, come scrivono in tanti, sulla follia e sul disagio. È un film sull’essenziale, sulla ricerca spasmodica di un perdono grazie a cui sperimentare, per la prima volta, una pazza gioia.

Foto Ansa


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