La paura del male genera rancore, il mistero del male carità

L’ascia nel cuore di Flannery O’Connor

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Gentilissima Flannery O’Connor, non so se anche Lei quest’estate abbia avuto notizia di quei vescovi protestanti (anglicani) che pare non abbiano niente di meglio da fare che spinellarsi o negare la storicità della Resurrezione di Cristo. La religione serve ormai per giustificare qualunque bizzarro atteggiamento. Mi sembra, poi, che anche la cultura della Chiesa cattolica, su questi come anche su altri ben più importanti temi, sia quantomeno allo sbando.

Luisa Marìo, Milano Carissima signora Luisa, Le posso parlare della mia esperienza, qui in America, dove la Chiesa è largamente una Chiesa immigrata. Culturalmente non sta in piedi. Ma ci starà. Però non si serve Dio dicendo: “La Chiesa non fa nulla, non avrò alcuna responsabilità”. È invece il dolore alla sua mancanza di operosità che è indice della vicinanza a Dio. Noi contribuiamo a superare questa mancanza di operosità semplicemente soffrendone. Aspettare troppo significa avere una visione sentimentale della vita ed è una debolezza che sfocia in rancore. È la carità che è dura, ma resiste. Su quanto è successo questa estate: la scorsa settimana ho ricevuto una lettera da una signora che mi raccontava di una sua amica, vedova di un ministro Metodista, con un figlio che per mantenersi all’università vendeva Bibbie e preservativi di porta in porta. Pare abbia trovato nell’Indiana un terreno fertile e conta di tornare là anche la prossima estate. Quella signora diceva di essere troppo sboccata per indagare se gli stessi acquirenti comprassero entrambi gli articoli. Ma io sospetto che lo facessero e che quel giovane stia studiando per diventare ministro del culto… Comunque, ho già parlato più volte della figlia di Hawthorne che, convertitasi al cattolicesimo, ha fondato un ordine religioso che si occupa dei malati di cancro. La mia diabolica immaginazione mi dice che questo è il modo che Dio ha scelto per ringraziare Hawthorne del suo odio verso i Trascendentalisti. Un mio amico di Nashville mi diceva che Hawthorne non poteva sopportare né Emerson né alcuno della sua risma. Quando uno di quelli si presentava davanti a casa sua, Hawthorne se ne usciva dal retro. Una mattina, incontrando un Trascendentalista, lo scrittore ringhiò: “Buongiorno, signor G., come va la sua superanima (oversoul) questa mattina?”. Per fortuna, però, come ho già detto, vi sono nel Sud protestante persone come la nonna di Sam Jones, che lesse la Bibbia trentasette volte stando in ginocchio, e questo genera diffidenza verso l’astratto, senso della dipendenza umana dalla grazia di Dio e la cognizione che il male non è semplicemente un problema da risolvere ma un mistero da sopportare. È, dunque, un buon consiglio anche per i vescovi. Affettuosamente.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •