La nuova forma di cittadinanza dei Family day

Esce oggi un quaderno che indaga a realtà delle associazioni familiari in Europa e mette in luce il loro ruolo “emergente” nella nostra società

Il Quaderno n.32 del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia Le nuove dinamiche partecipative delle famiglie in Italia e in Europa, di Sara Mazzucchelli, Sara Nanetti e Anna Scisci, con introduzione di Giovanna Rossi, presenta i risultati di due indagini condotte da due équipe di collaboratori del Centro e finanziate dall’Istituto di Antropologia per la Cultura della Famiglia e della Persona che, pur con focus differenti, hanno riguardato entrambe il fenomeno dell’associazionismo familiare.

La prima ricerca (Parte Prima del volume) ha osservato la realtà delle associazioni familiari in Europa, a partire da due fondamentali interrogativi, il primo volto ad individuare le configurazioni di carattere familiare presenti in ambito europeo, il secondo diretto a cogliere i tratti culturali e i codici operativi di tali realtà. L’indagine si è avvalsa di una metodologia quanto-qualitativa e ha fatto ricorso alle principali federazioni europee di associazioni familiari (COFACE, FAFCE, UNAF) per reperire le sigle e i recapiti delle singole associazioni. La ricerca è giunta a mettere in luce l’aspetto privato dell’identità familiare e il rapporto con lo spazio pubblico nel quale la famiglia è inserita. Ci riferiamo al rapporto tra la famiglia e lo Stato sostenuto dalle associazioni familiari. Fondamentali in questo intreccio appaiono due caratteristiche familiari, la riflessività, intesa «come relazione sociale tra un Ego e un Alter nel contesto sociale» (Donati, 2011, p. 151) e l’agentività (agengy), cioè la capacità di agire intenzionalmente, attivamente e trasformativamente nel contesto in cui si è inseriti, caratteristiche che orientano anche le azioni associative. Da tali caratteristiche (familiari e associative) emerge, come hanno messo in luce le risultanze della ricerca, una nuova forma di cittadinanza che riguarda sia la famiglia, sia gli attori associativi, non più istituzionale, ma societaria. Si tratta di una forma inedita, nuova e inattesa (in termini sociologici un «effetto/fenomeno emergente») di cittadinanza, che non si riduce ai singoli cittadini, ma si estende alle famiglie e alle associazioni (forme sociali intermedie).

Nella seconda parte del volume sono illustrati i risultati di un’indagine che ha riguardato un aspetto particolare dell’associazionismo familiare, il Comitato “Difendiamo i nostri Figli” (divenuto associazione nel 2019) e le associazioni/movimenti che collaborano con questo e sono impegnati nel nella difesa della famiglia naturale e della libertà educativa e nel contrasto all’ideologia di gender. Il Comitato, presieduto dal Professor Massimo Gandolfini, è nato nel giugno del 2015, in un contesto in cui la politica poneva crescente attenzione alle teorie del gender (e alla proposta del Ddl Cirinnà per il riconoscimento delle unioni civili) e in ambito pubblico forte era stata la risposta della società civile contro la diffusione di questa teoria (ricordiamo i due Family Day del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016, manifestazioni che hanno raccolto un forte consenso popolare). Una prima fase dell’indagine è consistita nella ricognizione delle diverse realtà aderenti al Comitati DNF, con l’utilizzo di materiale documentario e sitografico prodotto dalle stesse. Successivamente sono state condotte interviste semi strutturate a responsabili/referenti delle associazioni che collaborano con il Comitato, oltre che al Professor Massimo Gandolfini, Presidente e Portavoce del Comitato stesso, volte a comprendere con quali strumenti, con quali obiettivi specifici, sulla base di quali valori e con quali regole le singole associazioni abbiano perseguito e perseguano le macro-finalità del Comitato. La novità di questo Cdnf si è resa evidente nella capacità di “dar voce” in modo inatteso ad istanze socialmente diffuse e condivise (possiamo parlare anche in questo caso di “effetto/fenomeno emergente”), quali, appunto, la difesa della famiglia naturale, il contrasto all’ideologia di gender, la libertà di educazione e il primato educativo dei genitori.

In definitiva, le due ricerche ci hanno consentito di osservare che la riflessività delle associazioni familiari ha portato all’emergere di una nuova forma di cittadinanza, la cittadinanza societaria e della realtà, anch’esso nuova, oltre che inattesa, del Comitato Difendiamo i Nostri Figli. Siamo di fronte a due fenomeni che, come già accennato, in senso sociologico, possiamo definire “emergenti”, in quanto, oltre a presentare i caratteri della novità e dell’imprevedibilità (nelle condizioni e nel contesto in cui si sono evidenziati) hanno avuto (come ha mostrato l’evidenza empirica) un’origine “dal basso” (botttom-up) e sono totalmente indipendenti dalle singole componenti costitutive. Inoltre, poiché, come osservato in precedenza, anche il Comitato nel 2019 si è trasformato in associazione, le due ricerche illustrate hanno entrambe rivolto la propria attenzione a realtà di Terzo Settore o meglio di “privato sociale” (le due espressioni non sono esattamente sovrapponibili), termine, quest’ultimo, che indica tutte quelle sfere associative di società civile che operano in modo autonomo, con gestione privata, per finalità prosociali, ovvero altruistiche (Donati, Colozzi, 1998), come avviene per le associazioni familiari e il Comitato Dnf.

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