Per capire sempre di più il pensiero di don Giussani
Un centro studi si fa per dialogare e discutere. Non vuole e non deve essere un luogo educativo ma aiutare a capire analiticamente, con tutti gli strumenti scientifici adeguati, un aspetto dell’autore o del tema di cui si occupa.
Così, al Centro studi Giussani, nella giornata dedicata a “Augusto Del Noce e Luigi Giussani: il destino dell’uomo moderno” gli studiosi coinvolti hanno parlato e discusso con gusto, rispetto, ascolto, comprensione reciproca nel seminario organizzato da Centro culturale Frassati e Fondazione Del Noce. E come spesso accade a livello scientifico, ciò su cui erano d’accordo era molto più di quanto li dividesse. Tutti i molti studiosi intervenuti nella giornata dedicata al rapporto tra il filosofo politico piemontese e il sacerdote brianzolo hanno convenuto che i due non erano semplicemente dei conservatori, pur non essendo dei progressisti nel senso odierno della politica liberal.
Polemizzavano con l’illuminismo francese settecentesco e con materialismo ottocentesco, ma non avevano alcuna tentazione antimoderna che volesse fare a meno delle sottolineature della libertà e della soggettività. Legavano saldamente la libertà alla verità e individuavano un interessante metodo esperienziale e innovativo per il riconoscimento delle verità oggettive della conoscenza e della fede. Nel concreto della politica della seconda metà del Novecento, polemizzavano con la Democrazia cristiana per il suo pragmatismo privo di profondità culturale adeguata e proponevano una politica basata sul riconoscimento dei corpi intermedi indicati dalla dottrina sociale della Chiesa.
Tomista o agostiniano?
Poi, certo, ci sono anche i disaccordi. Per alcuni Giussani e Del Noce alla fine della loro opera cambiano direzione spostandosi da una polemica anti-laicista a una anti-gnostica; per altri, invece, l’avversario teoretico rimane sempre l’immanentismo. Per alcuni la lettura della modernità data da Giussani nel libro La coscienza religiosa dell’uomo moderno è fondamentale per la comprensione del suo pensiero; per altri, si tratta di un libro occasionale e marginale perché non sufficientemente analitico.
C’è chi ritiene che il metodo di Giussani sia fortemente influenzato dalla filosofia americana e c’è chi lo ritiene autoctono e derivato solo dalla sua attività pedagogica. Secondo certuni, il pensiero di Giussani è di ispirazione autenticamente tomista, mentre per altri si tratta di un tomismo autonomamente modificato in senso agostiniano, pascaliano o personalista. E così via. Insomma, si discute e si discuterà perché c’è qualcosa di interessante in gioco, qualcosa ancora da scoprire.
Autorità e autorevolezza
Tra le varie concordanze e discordanze, mi colpisce che un centro studi debba proporsi anche una lettura cronologica del pensiero di un autore. Così, certi concetti cambiano, pur nella loro identità di fondo, nel pensiero di Giussani. E vedere ciò che cambia e ciò che non cambia, ciò che si approfondisce e ciò che viene tralasciato fa capire di più l’autore.
Per esempio, in Giussani il concetto di “autorità”, inteso come capacità di governo ecclesiale, fino a un certo punto include il termine “autorevolezza”, l’espressività della comprensione. Giussani li usa come sinonimi fino all’inizio degli anni Novanta. Poi, invece, ne specifica la differenza e l’importante relazione con molta precisione: uno può avere l’autorità senza esser autorevole; oppure può essere autorevole ma non avere autorità. Ciascuna deve relazionarsi con l’altra quando è autentica.
Oppure, per fare un altro esempio, il tema del peccato originale – ricordato nel convegno come comune a Del Noce e Giussani – emerge come fondamentale per la conoscenza e l’educazione solo a un certo punto dell’opera di Giussani.
Rilevanza teoretica
La comprensione cronologica è un lavoro importante, che si fa con tutti gli autori, e che permette di orientarsi meglio tra i molti scritti, comunque sempre significativi, del sacerdote lombardo. E ben venga che si sia iniziato a farlo studiando il rapporto con Del Noce, che di certo è stato uno dei pochi intellettuali che hanno riconosciuto, già all’epoca, la rilevanza teoretica del pensiero di Giussani, in tutte le sue fasi.
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